lunedì 24 febbraio 2020


La prima sensazione che associo alla vittoria di ieri pomeriggio contro l’Everton è orgoglio.
Dopo l’apnea degli ultimi venti minuti e la soddisfazione per il risultato in sé, a restare è proprio l’orgoglio.

Nonostante il gol preso a freddo, nonostante il pareggio regalato sul finale del primo tempo e nonostante le gambe e le menti affaticate dopo la terza partita in otto giorni, usciamo vincitori da una sfida durissima contro una squadra, quella di Ancelotti, che aveva perso una sola volta in undici partite.

Ci è voluta un po’ di fortuna, come accade spesso, ma ce la siamo cercata e meritata: dopo gli autogol tragicomici e la serie infinita di infortuni che ha colpito la squadra, sembra arrivata l’ora di raccogliere qualche soddisfazione.
Protagonisti di questa vittoria, la seconda di fila in campionato, cosa che non succedeva da inizio campionato, quando abbiamo sconfitto il Newcastle all’esordio e piegato il Burnley la settimana successiva, sono stati Shkodran Mustafi, David Luiz, Granit Xhaka e Mesut Özil, i quattro cavalieri dell’Apocalisse fino a tre mesi fa.

Avessi chiesto quali giocatori dovevano essere ceduti alla prima occasione, la quasi totalità dei tifosi avrebbe dato la medesima risposta: Shkodran Mustafi, David Luiz, Granit Xhaka e Mesut Özil.

L’avvento di Mikel Arteta ha trasformato questi giocatori, anzi ad essere precisi ha trasformato il modo di giocare dei medesimi - un dettaglio non da poco: né Shkodran Mustafi, né David Luiz sono improvvisamente diventati i difensori impeccabili che non saranno mai, semplicemente subiscono una pressione incredibilmente meno intensa rispetto a quanto dovevano sopportare con Unai Emery e soprattutto credono in quello che stanno facendo; lo stesso discorso vale per Granit Xhaka, restituito ad un ruolo e ad una dimensione a lui più congeniali, e per Mesut Özil,  coccolato come ama essere e quindi esponenzialmente più incline a lavorare per la squadra.

Non ci sono pozioni magiche né miracoli di qualsiasi sorta ma una visione chiara, trasmessa in maniera semplice ed efficace, alla quale i giocatori possono rispondere in maniera positiva.

Inoltre, questo cambiamento radicale ha contribuito a mettere a nudo tanti pregiudizi nei quali noi tifosi galleggiamo, a volte senza nemmeno rendercene conto; una prestazione sbagliata, o magari anche una serie di prestazioni sbagliate - com’è stato il caso per i quattro giocatori citati - ed ecco che il giocatore nel suo insieme è da buttare: vendere, svendere, regalare e comprarne un altro perché quel singolo individuo è la causa di tutti i mali, suoi e della squadra.
È molto più facile fare così piuttosto che mantenere un certo distacco e analizzare in maniera obiettiva il contesto che ha portato all’errore o allo scarso momento di forma, fortuna quindi che a guidare la squadra ci sia un allenatore capace di toccare le corde giuste e instillare nuova fiducia nei propri uomini - anziché abbandonarli al loro destino.

Non ho paura di ammettere di essere stato tra quelli che avrebbero ceduto Shkodran Mustafi alla prima occasione e posso dire di aver imparato la lezione: ora che serpeggiano i primi dubbi circa Héctor Bellerín e Alexandre Lacazette, non entrerò nel merito ma mi limiterò a sostenerli e convincermi che Mikel Arteta troverà la soluzione affinché entrambi ritrovino lo smalto perduto.

Teniamoci stretto l’orgoglio, lasciamo da parte i pregiudizi.
Avanti così, Gooners.

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