martedì 10 marzo 2020


Perdonate la divagazione ma il blocco totale del calcio in Italia impone una riflessione.

Dalla Serie A al campionato amatoriale, in Italia è tutto congelato almeno per un mese, fino al 3 di aprile, dopodiché si vedrà a che punto è il contagio e come sta il Paese, nella sua interezza.
Il resto d’Europa sembra prendere sottogamba la dimensione del problema e per il momento si limita a far disputare qualche partita a porte chiuse, a seconda degli umori del giorno e del responsabile di turno, un’aberrazione che temo porterà gli stessi risultati nefasti che stiamo vedendo in Italia.

È di oggi la notizia della positività ai test del presidente dell’Olympiacos, che un paio di settimane fa era all’Emirates Stadium al seguito della sua squadra, e che ovviamente ha avuto accesso agli spogliatoi, ai giocatori, allo staff, al quartier generale del Club eccetera, eccetera.

Quanto passerà prima che un tesserato di un qualsiasi Club risulti positivo? Quanto passerà prima che un tifoso risulti positivo (se non è già successo)? Quali sarà la magnitudine di tali eventi?

Quali saranno le conseguenze?
 
Illudersi che il Covid-19 sia un problema legato all’Italia, come prima si pensava fosse confinato in Cina, vuol dire esporsi a rischi assurdi; in nome di cosa, poi?
L’Europa dovrebbe capire che questo virus viaggia ancor più veloce di un gruppo di tifosi in trasferta e che chiudere le porte dello stadio non giova a nessuno, dato che i tifosi di casa si ritrovano comunque attorno allo stadio (vedere PSG v Borussia Dortmund per credere), quelli in trasferta in genere hanno già organizzato viaggio e alloggio quindi vanno comunque, anche a costo di guardarsela in qualche bar, e che giocare una partita di Serie A, Premier League, Europa League o Champions League senza pubblico è semplicemente patetico.

Il fattore economico e quello organizzativo sembrano ancora avere la meglio sulla salute degli attori, partendo dai calciatori in campo per arrivare ai tifosi sugli spalti: troppo complicato sospendere le partite, troppo complicato rivedere i calendari, troppo complicato rinviare competizioni intere - come ad esempio Euro 2020.

Parlando di Europei, fà sorridere come la prima competizione itinerante cada proprio nell’anno in cui si manifesta la più grande pandemia dal 1918, quando l’influenza causò la morte di svariati milioni di persone, che sta de facto bloccando le persone e chiudendo tante frontiere, sebbene virtuali. Io lo prenderei come un segno.

Parlando di segni, io metterei una bella croce sopra a questo finale di stagione e penserei a cose più importanti, come ad esempio non so, la salute di centinaia di milioni di persone.
Fermiamoci finché la situazione è sostenibile, almeno in buona parte d’Europa, e non collaboriamo attivamente al collasso dei vari sistemi sanitari nazionali e regionali ammassando decine di migliaia di persone in stadi dove gli spazi condivisi sono in genere anche i meno igienici - bagni, corrimano, sedili, bar e così via.

Cominciamo col cancellare Euro 2020, sospendiamo le competizioni nazionali e continentali per un lasso di tempo ragionevole e poi iniziamo a fare i conti.

Un’azione decisa e massiccia oggi potrebbe voler dire un ritorno alla normalità molto più veloce e quindi anche la possibilità che i vari campionati nazionali, se la situazione fosse davvero sotto controllo, possano concludersi in estate, nella finestra riservata all’Europeo - per la felicità di Sky e compagnia.

Un’azione decisa e massiccia oggi vorrebbe soprattutto dire salvaguardare tutti noi da uno dei peggiori incubi che ci sia capitato di vivere, che si tratti del bimbo che va allo stadio per la prima volta o del nonno, che ne ha viste di cotte e di crude ma niente di paragonabile.

La scelta tra gli introiti dei diritti televisivi e la salute pubblica è ovvia, a prescindere dalle tempistiche di ripresa dei campionati e l’assegnazione dei vari titoli.
Se per qualche motivo che mi sfugge, congelare le classifiche all’ultima giornata di campionato giocata nello stesso weekend non dovesse andare bene, mandiamo tutto in archivio e cancelliamo la stagione dagli annali, come non fosse mai esistita.

Chi vuole essere ricordato come il vincitore del campionato 2019/2020, quello del Covid-19?

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