mercoledì 22 aprile 2020


Chi è davvero Mesut Özil?
Non so voi ma io non ho una risposta o, per meglio dire, ne ho una diversa ogni settimana.

L’unica certezza che mi rimane è che Mesut Özil è condannato dal proprio contratto.
Il peso dei 18 milioni di sterline l’anno che gli versa l’Arsenal è il primo elemento che entra in gioco quando si giudica il centrocampista tedesco, una cifra esorbitante se comparata a quella che incassano altre stelle della squadra, come Pierre-Emerick Aubameyang (10 milioni) e Alexandre Lacazette (9 milioni).

A quelle cifre, è lecito aspettarsi più giocate decisive e un impatto più tangibile sulle fortune della squadra - cosa che succedeva con molta più regolarità prima del famoso rinnovo.
Se riavvolgiamo il nastro, infatti, il Mesut Özil del 2016/17 ha chiuso la stagione con 10 assist e 8 gol in 33 presenze in Premier League, quella successiva con 9 assist e 4 gol in 26 presenze e poi...il tracollo: la stagione scorsa, il tedesco ha mandato a referto solo 2 assist e 5 gol in 24 apparizioni e in quella attuale è fermo a 2 assist e 1 gol in 18 partite

Pur non essendo il Mesut Özil del 2015/16, stagione costellata da 19 assist e 6 gol in 35 partite di Premier League, il tedesco si è comunque dimostrato sempre molto utile, garantendo in media un gol o un assist ogni due partite; da quel rinnovo in poi, però, quello che scende in campo non pare essere lo stesso giocatore.

Qualcosa è però è irrimediabilmente cambiato in quel 2018, sia al momento del rinnovo monstre sul quale ha messo il suo prezioso autografo, sia in estate, quando la Germania è stata malamente eliminata dal mondiale in Russia e Mesut Özil è finito sotto accusa in maniera pesante, tanto da determinare una rottura insanabile con la Federazione - accusata senza mezzi termini di razzismo verso i tedeschi di seconda o terza generazione, come lui.

Un vero e proprio annus horribilis condizionato da un infortunio ricorrente alla schiena, a causa del quale ha saltato le ultime cinque partite di Premier League e che lo ha trascinato sotto i riflettori, ancora una volta per le ragioni sbagliate: “Mesut Özil non vuol partecipare alle trasferte”; “Mesut Özil finge di essere infortunato perché sa che partirà dalla panchina”; “Mesut Özil è sempre infortunato perché gioca troppo a Fortnite” sono solo alcune delle critiche più virulente mosse verso l’ex Real Madrid. Dopo il fallimento estivo in Russia, poi, Mesut Özil è stato progressivamente messo ai margini dal nuovo allenatore Unai Emery, al quale il suo scarso apporto in fase di non possesso palla non è mai piaciuto.

Da giocatore indispensabile per l’Arsenal e la nazionale tedesca a reietto, a Londra come a Berlino, in meno di dodici mesi: un colpo duro da incassare per chiunque, al quale Mesut Özil ha reagito alla Mesut Özil - ovvero con apparente apatia.
Un altro leit-motiv della carriera di Mesut Özil all’Arsenal è l’immagine che trasmette mentre è in campo - mai digerita dal pubblico inglese: testa bassa, spalle curve, qualche gesto di frustrazione e soprattutto mai un tackle duro, mai una bella spallata all’avversario, mai uno scatto di rabbia per pressare tutti gli avversari - tutte cose indispensabili per farsi accettare oltremanica.

Quell’immagine distaccata e disinteressata è stata spesso usata per far apparire il tedesco un elemento estraneo alla squadra e alla Premier League, non adatto al campionato più difficile del mondo e sostanzialmente un lusso che l’Arsenal non può permettersi.
Innegabilmente, Mesut Özil è stato tutto questo - a tratti - il che mi porta dritto alla conclusione circolare di questo profilo: chi è davvero Mesut Özil?

Nella mia testa e nel mio cuore, Mesut Özil è l’architetto di un Arsenal di successo, il direttore d’orchestra che vede lo svolgimento del gioco prima di qualsiasi altro giocatore e trova la giocata giusta al momento giusto; c’è stato un momento, durante la sua miglior stagione in Premier League, in cui il tedesco sembrava fare sempre la cosa giusta al momento giusto, nemmeno si trattasse di una sequenza di FIFA o di PES.
Nella realtà, invece, Mesut Özil è un giocatore che ha passato il suo momento migliore e che sembra aver imboccato la strada della semplicità, lui che ha sempre fatto della giocata inattesa la chiave del proprio successo.
Pur restando l’olio indispensabile a far girare gli ingranaggi della squadra e uno dei giocatori più intelligenti del panorama europeo, Mesut Özil non sembra avere più la voglia di prendere rischi ed essere il fantasista di cui la squadra ha un disperato bisogno, sia in termini di assist che in termini di gol.

Oggi Mesut Özil è un facilitatore, uno di quei calciatori che riescono a far giocar meglio i compagni attorno a sé e la cosa mi sta più che bene per un quasi 32enne che vive gli ultimi anni di carriera.
Sono convinto che senza quei 18’200’000 di stipendio annuale, la cosa starebbe bene a tanti altri tifosi come me e Mesut Özil oggi sarebbe ancora uno dei beniamini dell’Emirates Stadium ed invece è la vittima sacrificale designata, la sorgente dorata dalla quale attingere i fondi necessari per rinforzare una squadra attualmente da Europa League.

Mesut Özil paga il prezzo di un clamoroso errore di valutazione commesso dal Club ma non è esente da colpe, avendo abilmente tirato la corda durante le negoziazioni, dalla sua posizione di forza.
Quel contratto, accolto con giubilo dopo che Alexis Sánchez aveva rotto con il Club, si è rivelato essere una maledizione che ha finito per annichilire tutte le parti in causa, lasciando sul campo solo perdenti,  in primis Mesut Özil.

2 commenti:

  1. Tutto vero. Però vorrei soffermarmi un attimo su un particolare che mi fa gioire ogni qualvolta lo vedo giocare e che lo rende a mio modo di vedere unico. Secondo me Mesut Ozil è il migliore "passatore di palla" che esiste e sia mai esistito. Quando effettua un passaggio, dal più banale di un metro ad un imbucata di 30 metri in mezzo a 5 avversari (che solo lui vede), il compagno riceve sempre la palla già orientato verso la giocata successiva senza bisogno di aggiustamenti. Unico.

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  2. Grazie, condivido in pieno il tuo pensiero.
    Una vera delizia, un autentico numero dieci in un calcio che ormai quasi non contempla più la figura del trequartista puro.

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