lunedì 20 aprile 2020


Elettrizzante.

L’aggettivo che viene usato più spesso per definire Pierre-Emerick Aubameyang è “elettrizzante”, il che riporta naturalmente alla velocità del gabonese, davvero impressionante.
Una definizione che è assolutamente riduttiva.

Non è la velocità a fare la differenza nel gioco di Pierre-Emerick Aubameyang, è l’uso che ne fa l’ex Saint-Étienne e Borussia Dortmund a restituirci tutta la sua grandezza: l’intelligenza di Pierre-Emerick Aubameyang nello scegliere il momento e la direzione dei propri inserimenti è unica e spesso non sottolineata quanto meriterebbe.

Il fatto che sia stato spesso impiegato sull’esterno, sia a Dortmund che a Londra, contribuisce a falsare l’immagine del nostro numero 14 e concentrare tutte le attenzioni sulle sue accelerazioni devastanti e farci dimenticare che Pierre-Emerick Aubameyang è, è sempre stato e sempre sarà un centravanti.
Basta osservarlo in area di rigore per capire che stiamo parlando di uno dei migliori realizzatori dell’era moderna, incredibilmente dotato nel trovare spazio negli ultimi sedici metri, pur essendo sistematicamente il centro di tutte le attenzioni della difesa avversaria.

Succedeva già ai tempi delle giovanili del Milan, delle quali era in assoluto il talento più in vista assieme a Matteo Darmian, dove la sua carriera ha preso il via dopo una Youth Champions League terminata con sette gol in cinque partite: da lì sono iniziati i prestiti con i “grandi” di Dijon, Lille, Monaco e Saint-Étienne, Club che ha poi rilevato definitivamente il cartellino del gabonese - mentre il Milan puntava su Pato, Gilardino e Inzaghi.

Lo ha confermato poi anche Christophe Galtier, che lo ha allenato al Saint-Étienne, ammettendo  che si era accorto troppo tardi della freddezza di Pierre-Emerick Aubameyang sottoporta e che lo avrebbe schierato più spesso da centravanti “se lo avesse avuto a disposizione una stagione in più”.

Il gabonese è un centravanti a prescindere dalla zolla di campo che occupa.
In tempi di falso nueve, Pierre-Emerick Aubameyang viene considerato un’ala perché non è forte nel gioco spalle alla porta e non può essere il punto focale del nostro attacco - come lo sono stati Olivier Giroud e Alexandre Lacazette - ma diventa letale grazie alla sua velocità, alla sua intelligenza e alla sua freddezza, come lo era un altro numero 14 dell’Arsenal che qualche gol l’ha fatto, di cui però mi sfugge il nome.

Dovessi scegliere un aggettivo per definire Pierre-Emerick Aubameyang, direi che è elusivo: tutti sanno che è il pericolo numero uno eppure lo perdono di vista, se lo lasciano scappare proprio in area di rigore e lo vedono apparire quando è già troppo tardi.
Tutti pensano di aver capito chi è e cosa farà Pierre-Emerick Aubameyang, eppure restano fregati: appare come una sorta di clown, sempre a ridere e scherzare, eppure è un professionista esemplare; possiede auto scintillanti e ha uno stile estremamente appariscente, eppure non è mai stato sulle copertine delle riviste scandalistiche; sembra che stia per attaccare il primo palo ed invece eccolo a centro area a scaraventare il pallone in rete.

Come Batman, uno dei simboli che lo ha accompagnato sia al Borussia Dortmund che all’Arsenal, appare all’improvviso, quasi dal nulla, con tempismo perfetto e non ti lascia scampo.

Probabilmente questa sarà l’ultima stagione di Pierre-Emerick Aubameyang all’Arsenal ed è un peccato che finisca così presto: in due anni e mezzo si è rivelato un attaccante implacabile, un uomo spogliatoio e un modello per i compagni più giovani - eludendo ancora una volta l’immagine di cattivo che ha accompagnato la sua partenza da Dortmund.
In uno dei momenti di maggiore instabilità per il nostro Club, a tutti i livelli, il gabonese è stato un punto fisso, un valore sicuro nel quale rifugiarsi e il miglior attaccante di tutta la Premier League - con buona pace di Harry Kane, Sergio Aguero e compagnia.

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