giovedì 23 aprile 2020


Tornerà mai quello di prima?
La domanda, spietata, serpeggia con sempre maggior insistenza tra i tifosi.

Non solo tornerà come prima, Héctor Bellerín sarà ancora più forte di prima; troppe volte, in passato, il catalano è finito sotto accusa ma ha sempre finito con lo smentire i propri detrattori e non ho ragione di credere che non sarà così anche questa volta.

Miglior terzino destro in Premier League nel 2016/17, l’anno in cui abbiamo sfiorato il titolo, il catalano negli anni è diventato una figura di riferimento nello spogliatoio e un’icona al di fuori del rettangolo verde, grazie alle sue prese di posizione mai banali, su temi spesso scottanti.

Héctor Bellerín, arrivato dal Barcellona assieme a Jon Toral - che doveva essere quello forte dei due - ha fatto gavetta, ha patito il passaggio al calcio dei grandi e ha saputo cogliere l’occasione quando gli si è presentata davanti, complici gli infortuni a Mathieu Débuchy e Calum Chambers.
Ha sofferto di brutto a Dortmund, ubriacato da Kevin Großkreutz e di gran lunga il più impreciso nel gestire il pallone,  ma ha saputo riprendersi quando la sua carriera all’Arsenal sembrava finita ancor prima d’iniziare.

Tornerà mai quello di prima? Si, però ci vorrà tempo.
La rottura del legamento crociato anteriore è un infortunio che guarisce in 9 mesi a livello fisico ma almeno il doppio a livello mentale: il dubbio, il ricordo del rumore inconfondibile del legamento che cede, gli sforzi in fase di rieducazione e i tanti stop muscolari che inevitabilmente ne derivano continuano a restare in testa, anche se non lo si vuole ammettere.
Un giorno il cervello si convincerà che il ginocchio è solido com’è sempre stato e quel giorno Héctor Bellerín sarà ancora più forte di prima, perché nel frattempo avrà imparato tanto sul proprio corpo e sulla forza della propria mente.

Se siete preoccupati che abbia perso l’accelerazione fulminante che ne ha accompagnato il debutto, state sottovalutando Héctor Bellerín: la sua tecnica sopraffina, gli angoli di passaggio che riesce a trovare e la sua resistenza ne fanno un terzino molto più completo di quanto venga riconosciuto.
Inoltre, Héctor Bellerín è un leader nato, uno di quelli che magari si fanno sentire poco ma quando lo fanno sono ascoltati: le recenti trattative per arrivare ad un taglio degli stipendi di giocatori, allenatore e staff sono state sbloccate proprio dal suo intervento nei confronti dei più reticenti, il che la dice lunga sull’autorità riconosciutagli dai compagni.
A 25 anni appena compiuti, Héctor Bellerín non ha né l’età, né il palmarès di tanti compagni di spogliatoio eppure è risultato determinante nella ratificazione dell’accordo, dimostrando ancora una volta di aver meritato di essere incluso nella lista dei cinque capitani scelta da Unai Emery ad inizio stagione e di essere un candidato di primissimo piano a diventare l’erede di Pierre-Emerick Aubameyang, qualora (come sembra scontato) il gabonese dovesse lasciare il Club.

In nove anni all’Arsenal, Héctor Bellerín si è trasformato da ala a terzino, ha imparato a difendere con il duro lavoro sul campo e ha affinato le proprie innate qualità offensive, arrivando a garantire un numero stabile di assist per campionato (4, in media).
Il bello è che, a mio modesto parere, non è ancora arrivato al massimo del suo potenziale e negli anni a venire potrebbe sviluppare ulteriormente il proprio gioco, sia difensivo che offensivo; metterlo in discussione proprio ora che l’infortunio sta lentamente diventando solo un ricordo e con alle porte una preparazione estiva, grazie alla quale ritrovare lo smalto, vorrebbe dire darsi l’ennesima zappata sui piedi e rischiare di perdere un buonissimo terzino destro, un giocatore capace di portare il cannone senza farsi schiacciare e un futuro capitano.

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