venerdì 24 aprile 2020


All’inferno e ritorno.
Quando Granit Xhaka ha sbroccato, ero certo che la sua carriera all’Arsenal fosse finita.
Il fatto che perdesse la fascia di capitano pareva scontato e, ad un certo punto, insufficiente come punizione, quindi all’orizzonte si profilava la cessione.

Questo, però, senza fare i conti con Granit Xhaka.
Complice l’esonero di Unai Emery, senza il quale ora lo svizzero sarebbe un giocatore dell’Hertha Berlino, l’ex centrocampista di Basilea e Borussia Monchenglädbach ha fatto ciò che probabilmente gli riesce meglio: dimostrare tutto il suo carattere e i suoi attributi.

In sordina, senza più la fascia di capitano al braccio, ha ritrovato un posto a centrocampo e un ruolo disegnatogli su misura da Mikel Arteta: niente più rincorse a perdifiato sulla mediana, niente più praterie intere da coprire con il suo passo macchinoso e i suoi contrasti fuori tempo ma tanti palloni da distribuire in una zolla di campo ben definita e limitata.

Lasciato fuori squadra per quattro partite consecutive - tre in Premier League e una in Europa League - è tornato giusto in tempo per partecipare alla sconfitta interna contro l’Eintracht Francoforte che è costata il posto a Unai Emery e da allora ha saltato solo tre partite, due per infortunio e una per scelta tecnica.

Di tutti i giocatori apparentemente “rinati” dopo l’arrivo di Mikel Arteta, lui è quello che ha stupito di più, assieme a Shkodran Mustafi: possesso palla virtualmente impeccabile, diligente a livello tattico nel coprire la zona di campo lasciata scoperta dalle scorribande offensive di Bukayo Saka e tra i più efficaci nel mettere in moto le nostre azioni più pericolose, proprio sull’asse di sinistra con lo stesso terzino inglese e Pierre-Emerick Aubameyang.

Sebbene il percorso di redenzione di Granit Xhaka non sia ancora completo e per quanto non sarà mai un giocatore di quelli che spostano gli equilibri, lo svizzero è tra i pochi elementi attualmente in rosa che possiedono grinta, determinazione e passione da vendere; il fatto che ancora non sappia incanalare al meglio queste energie resta il suo più grande difetto: troppe volte si è lasciato andare al fallaccio di frustrazione o alla giocata di rabbia, anziché incrementare la qualità del proprio gioco proprio quando le condizioni sono avverse - cosa che tipicamente riesce ai giocatori migliori.
I veri campioni in genere fanno la differenza quando sono sotto pressione e purtroppo Granit Xhaka non ha ancora compiuto il salto di qualità, in questo senso.

Il prossimo passo sarà il più complicato, per Granit Xhaka: grazie alle sue qualità balistiche, lo svizzero può diventare un elemento fondamentale nel gioco di possesso prediletto da Mikel Arteta, tuttavia deve migliorare velocemente sotto il profilo della tenuta mentale altrimenti tornerà ad essere un anello debole. Senza la freddezza necessaria per assorbire l’inevitabile pressing avversario, infatti, l’elvetico è destinato a commettere gli stessi errori che gli rimproveriamo fin dal primo giorno e che spesso ci sono costati punti preziosi.

In conclusione, non sono convinto che Granit Xhaka saprà compiere quel passo decisivo e quindi non lo vedo nel futuro della squadra, tuttavia per dedizione, carattere e altruismo, merita il nostro plauso.
Forse verrà sacrificato per generare fondi necessari a rinforzare la squadra o magari sarà confermato in attesa di tempi migliori, comunque andrà mi sento meglio ora che la sua traversata del deserto sta per finire e che so che non se ne andrà da reietto.

Nonostante i tanti difetti, infatti, Granit Xhaka ha sempre dimostrato passione per la maglia e grande professionalità e non merita un epilogo triste.

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