28 aprile 2020


In Europa vanno tanto di moda i falsi nueve ma noi, sempre avanguardisti, siamo già andati oltre: noi abbiamo il falso zaguero.

David Luiz Moreira Marinho.

Il brasiliano, arrivato in estate dal Chelsea, è un giocatore che ha sempre diviso e non smetterà certo ora che ha compiuto 33 anni.

Per chi, come me, è cresciuto con la scuola italiana di fine secolo, David Luiz non meriterebbe nemmeno la definizione di difensore: quando hai visto all’opera Franco Baresi, Paolo Maldini, Alessandro Nesta, Pietro Vierchowod, Giuseppe Bergomi, Fabio Cannavaro e Alessandro Costacurta - giusto per citarne alcuni - nulla di quello che ha reso il brasiliano così popolare è abbastanza da reggere il benché minimo confronto.

David Luiz, però, ha il merito di essere stato tra i precursori di una nuova generazione di difensori che accarezzano il pallone e diventano dei registi ancora più arretrati e per questo, lo ammetto senza paura, non è stato apprezzato abbastanza.

Tornando agli anni ‘80 e ‘90, infatti, David Luiz avrebbe fatto fare brutta figura a tanti dei centrocampisti dell’epoca, con i suoi passaggi filtranti e i suoi lanci lunghi assolutamente impeccabili. Per quanto non sia il suo ruolo principale - o almeno non sia l’immagine che ho io del ruolo - l’ex giocatore di Benfica, Chelsea e PSG è incredibile nel trasformare un’azione difensiva in un contropiede fulminante e nell’imprimere un’accelerata decisiva alla manovra, tagliando il campo con uno dei suoi traccianti rasoterra.
Spesso, quando penso a David Luiz, mi concentro sulla tendenza suicida a non voler mai affrontare il suo uomo in uno-contro-uno o alla scarsa aggressività, per me sinonimo di un difensore poco sicuro di sé e quindi inaffidabile, mentre invece dovrei valutarlo secondo i canoni del difensore moderno che imposta e spacca le linee di pressing avversario.

Gli anni ‘80 e ‘90 sono finiti da un pezzo e il modo di difendere è cambiato molto: ora si valutano le qualità tecniche e balistiche di un difensore, più che la sua efficacia nel difendere, e quando c’è uno stopper che padroneggia appena l’arte di marcare il centravanti avversario si grida al miracolo - come sta succedendo con l’olandese van Dijk, del Liverpool.
Per chi è cresciuto con la marcatura a uomo e lo stopper che accompagna il centravanti fino alle porte del pullman, è difficile abituarsi a valutare un difensore nel contesto attuale, nel quale i difensori sono i primi attaccanti e gli attaccanti i primi difensori.

Con Unai Emery in panchina e una fase difensiva mal coordinata, David Luiz è sembrato inadeguato al palcoscenico nel quale si è trovato: spaesato, distratto, spesso colpevole in occasione dei gol avversari; con il cambio di guida tecnica e una squadra più corta ed organizzata senza palla, il brasiliano è apparso sicuro, sempre ben posizionato e l’elemento chiave nel mantenere la linea difensiva compatta. A questo ha poi aggiunto le sue qualità tecniche (rivedere l’assist per Pierre-Emerick Aubameyang contro l’Everton) e le doti di trascinatore, molto importanti in una retroguardia fragile come la nostra.

A 33 anni compiuti, David Luiz non è l’uomo del futuro ma è certamente un elemento da tenere in rosa e in spogliatoio - al contrario di Sokratis, ad esempio.
Con l’arrivo di William Saliba dal Saint-Étienne, tutto forza fisica e aggressività, le sue doti di lettura del gioco saranno preziose per aiutare il francese a capire presto la Premier League e i suoi attaccanti, mentre il giovane prodigio d’oltralpe potrà mascherare le lacune del brasiliano con le sue qualità puramente difensive.

Le voci circa l’arrivo di un altro difensore centrale (Dayot Upamecano è il sogno, Axel Disasi l’obiettivo più realistico) confermano che il Club non vede più il brasiliano come un titolare inamovibile, tuttavia David Luiz ha ancora molto da dare alla squadra e potrà dimostrarlo in tanti modi, qualora non dovesse scendere in campo ogni fine settimana.

Non facciamoci ingannare da un inizio di carriera all’Arsenal con più macchie che meriti, David Luiz è stato tra i migliori con l’arrivo di Mikel Arteta e si è già assicurato un ruolo importante nel gruppo, come fatto intuire dal suo grande impegno nel mettere d’accordo il Club e i giocatori a proposito della riduzione degli stipendi.

In David Luiz c’è molto di più di quanto si veda ad una prima occhiata, basta solo allenare gli occhi.

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