05 maggio 2020


Astro nascente del panorama europeo, si o no?

Quando è arrivato dal Lorient, in pochi sapevano chi fosse e ad accompagnarlo c’era la reputazione di piantagrane, visto com’era finita la sua storia con il Club francese. Non un grande inizio, passato in sordina anche per l’acquisto quasi contemporaneo di Lucas Torreira dalla Sampdoria, l’uomo che avrebbe risolto i problemi del nostro centrocampo.

Mattéo Guendouzi però non ci ha messo molto a prendersi le luci dei riflettori, incantando alla prima uscita stagionale in occasione del 5-1 contro il PSG (suo primo Club) in amichevole e poi risultando il migliore dei nostri durante la sconfitta interna contro il Manchester City, nella gara di apertura della Premier League 2018/19.

Oltre alla folta chioma di capelli ricci, c’è molto di più.

Mattéo Guendouzi è un giocatore difficile da inquadrare perché appartiene alla specie dei centrocampisti puri, che fino a un paio di anni fa sembrava essere vicina all’estinzione: o mediano, o trequartista - niente via di mezzo. Per usare un termine arcaico, il francese è una mezz’ala, capace di coprire tanto campo e districarsi bene sia in fase offensiva che in fase difensiva, anche se il suo ruolo per il futuro sarà più simile a quello di un regista arretrato che di un centrocampista box-to-box, come dicono oltremanica.

Oltre le caratteristiche tecniche e fisiche, a catturare l’occhio è soprattutto il suo carattere, decisamente marcato per un giocatore della sua età con esperienza limitata: fosse un avversario, sicuramente lo odierei per i suoi gesti plateali, la sua tendenza attaccabrighe, i comportamenti sornioni e l’abilità nel guadagnare il calcio di punizione poco prima di perdere palla - un comportamento che però gli arbitri inglesi tendono a premiare molto meno, rispetto agli inizi.

Mattéo Guendouzi possiede la sfrontatezza necessaria a giocare all’Emirates Stadium, ad Old Trafford o ad Anfield come se fosse ancora allo Stade du Moustoir con i suoi 8’000 spettatori, fregandosene di tifosi, avversari e commentatori e magari caricandosi ancora di più quando beccato dal pubblico o provocato dagli avversari.

 Quando hai vent’anni e non hai mai messo piede su un campo di Premier League, tutto questo non è normale, come non lo è il fatto di aver accumulato 80 partite con la maglia dell’Arsenal in due stagioni, di cui 55 da titolare (69%) nonostante la concorrenza di giocatori più maturi e considerati più forti come Granit Xhaka, Lucas Torreira o Aaron Ramsey.

Mattéo Guendouzi non è tipo da farsi impressionare, lo avrete capito, e ovviamente questo vale anche quando le cose vanno meno bene: come qualsiasi altro giovane calciatori e a maggior ragione perché centrocampista, il francese ha avuto una grossa flessione di rendimento verso la fine della stagione scorsa e ha faticato ad imporsi durante quella attuale, attirandosi molte critiche - alcune giuste, altre esagerate. In tutta risposta, Mattéo Guendouzi ha continuato a chiedere il pallone ai difensori, ha continuato a voler far avanzare la squadra con passaggi quasi sistematicamente orientati verso la porta avversaria e ha continuato imperterrito per la sua strada - un comportamento che gli è valso critiche ancora più pesanti, perché ritenuto arrogante.

 Pare che la storia non abbia insegnato nulla a tanti tifosi dell’Arsenal, che in passato hanno adottato lo stesso comportamento con Aaron Ramsey, quando il suo recupero dal terribile infortunio a tibia e peròne pareva aver messo a repentaglio la carriera alla quale sembrava destinato.

Come Aaron Ramsey, Mattéo Guendouzi è destinato a grandi cose ma servirà tempo affinché completi il suo percorso di crescita - sia fisica che tattica: a vederlo in campo sembra ancora troppo mingherlino per tenere botta con i professionisti più agguerriti e smaliziati, eppure difende il pallone in maniera già molto efficace, quindi non appena aggiungerà muscoli ai suoi 180 centimetri di altezza sarà molto più difficile spostarlo e non farsi spostare; allo stesso modo, non appena avrà affinato l’arte di alzare la testa e controllare attorno a sé prima di ricevere il pallone, non avrà più bisogno di quel tocco in più che oggi lo mette troppo spesso nei guai e la sua distribuzione del pallone diventerà ancora più efficace e ficcante.

Va detto che è già un maestro nel togliersi dai guai, come ha già dimostrato in troppe occasioni, quindi il controllo del pallone e del corpo faranno in modo che possa disfarsi del pressing avversario con un solo movimento - a differenza ad esempio di Granit Xhaka, che se riceve palla spalle alla porta o sul piede destro è destinato a perderla e dover commettere fallo.

Il potenziale c’è ed è molto grande, insomma.

Trovo curioso come venga citato molto meno frequentemente rispetto agli altri due giovani più promettenti attualmente in squadra - ovvero Bukayo Saka e Gabriel Martinelli ma va bene così: Mattéo Guendouzi saprà prendersi le luci dei riflettori.

@ClockEndItalia

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