giovedì 18 giugno 2020



I tempi cambiano radicalmente ma l’Arsenal sembra immutabile.

Un inizio promettente e poi, inevitabile, la zappata sui piedi che manda all’aria tutti i piani e significa sconfitta, recriminazioni e morale sotto i tacchi.

Riguardata al partita a mente fredda, lo scoramento resta ma emergono anche alcuni spunti di discussione interessanti, alcuni aspetti positivi sui quali costruire; prima di parlare di ciò che ha funzionato (o avrebbe potuto funzionare) togliamoci il fastidio e parliamo di ciò che non ha funzionato: David Luiz.

Anche questa volta protagonista in negativo, prima ha commesso un errore imperdonabile in occasione del gol che ha sbloccato la partita e poi ha completato la sua serata da incubo causando il rigore che ha chiuso la gara, prendendosi pure un cartellino rosso - per quanto ingeneroso. Il tutto in 27 minuti di gioco.

Preferisco sorvolare sulle dichiarazioni post-partita, le decisioni che avrebbe dovuto prendere due settimane fa (?) e l’assurda forzatura verso il Club nel dichiarare che sia lui che Mikel Arteta spingono per il rinnovo e che aspettano notizie. Assurdo, semplicemente assurdo.

Il capitolo David Luiz dev’essere chiuso il prima possibile, nonostante l’enorme perdita finanziaria e la difesa d’ufficio di Mikel Arteta, davanti ai microfoni di Sky.

Ciò che ha funzionato, invece, è il piano partita che l’allenatore basco aveva preparato e che purtroppo non è stato messo in pratica - un po’ per via degli infortuni e un po’ perché i giocatori non hanno dimostrato abbastanza freddezza e coraggio.

L’uscita per infortunio di Granit Xhaka, nello specifico, ha pesato molto sull’esito della gara perché la strategia era chiara fin da subito: trovare Pierre-Emerick Aubameyang in profondità, alle spalle di Eric Garcia, approfittando della posizione sempre molto avanzata di Kyle Walker.Con lo svizzero in campo, non ho nessun dubbio che i due inserimenti dell’attaccante durante la prima frazione di gioco, con il risultato ancora fermo sullo 0-0, sarebbero stati trovati dal sinistro dell’ex capitano.

Due passaggi semplici che invece sia Eddie Nketiah che Kieran Tierney non hanno osato provare, peccato davvero imperdonabile di fronte ad un avversario come il Manchester City.

Per quando gli uomini di Pep Guardiola stessero dominando il possesso palla, soprattutto a partira dalla mezz’ora, e stessero iniziando a creare occasioni da gol con un certa regolarità, l’Arsenal non era oltremodo in affanno - pur soffrendo il più alto tasso tecnico dell’avversario.

Se qualcuno si aspettava di andare a Manchester a giocarsela alla pari, sicuramente sarà rimasto deluso dalla crescente passività della squadra, ma la verità è che all’Etihad Stadium avremmo comunque concesso qualche palla gol all’avversario e avremmo senz’altro lasciato loro il controllo del pallone.

Avevamo però un piano valido per crearci qualche buona occasione e ciò avrebbe potuto fare tutta la differenza, se solo avessimo mostrato un briciolo di personalità in più.

Come sempre, partite come queste vengono decise dai piccoli dettagli e in questo caso la mancanza di coraggio da parte nostra, sommata agli errori grossolani di David Luiz, hanno incanalato il risultato in maeiera molto netta.

Resta un po’ di amaro in bocca per come abbiamo regalato il vantaggio al Manchester City, a maggior ragione perché l’approssimativa condizione fisica delle due squadre ha fatto pesare ancor di più il gol di vantaggio.

Difficile mettere in atto una rimonta con le gambe pesanti e il corpo non ancora abituato ai novanta minuti di gioco, figuriamoci contro la squadra che più di qualunque altra è in grado di farti correre a vuoto.
Dispiace anche non aver visto il meglio di Bukayo Saka, impalpabile a destra nel tridente, e che Eddie Nketiah non abbia saputo confermare il buon inizio, spegnendosi man mano che scorrevano i minuti.

Restano nove partite da giocare e 27 punti in palio per arrivare il più in alto in classifica, a partire da sabato a casa del Brighton.

Inutile fare un dramma di una sconfitta che era comunque da mettere in conto, meglio concentrarsi sul fatto che i prossimi avversari non sono altrettanto bravi tecnicamente e che, non potendo contare sulla preparazione fisica, potrebbero essere più vulnerabili del solito.

@ClockEndItalia

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