lunedì 1 giugno 2020


La Premier League ha deciso: si riparte!

Se il governo britannico, gli esperti del settore e le autorità confermeranno il loro benestare, il campionato ripartirà tra poco più di due settimane, il 17 giugno.

Qual è la prima partita in programma? Manchester City v Arsenal!

La sfida andrà in scena all’Etihad Stadium, rigorosamente a porte chiuse (non che faccia una gran differenza, in termini d’atmosfera…)  e ci vedrà affrontare i secondi della classe in una sorta di nuovo debutto di una stagione decisamente travagliata, su più livelli.

Se da una parte sento una certa smania di ripresa, una voglia di calcio che cresce man mano che si avvicina la fatidica data, dall’altra non posso ignorare le tante contraddizioni di un sistema che spinge per ripartire principalmente per ragioni economiche: come ho scritto qualche tempo fa su Gunners Town, fatico a comprendere un sistema che avanza come un bulldozer ed è disposto a sacrificare le due componenti vitali - tifosi e giocatori, in quest’ordine - pur di non dover pagari penali esorbitanti alle pay-TV e non doversi cimentare nell’elaborazione di nuove formule e nuovi calendari.

Ammetto che non riesco a mettere da parte i miei dubbi, a maggior ragione quando leggo che i Club sono stati avvisati che eventuali isolamenti di uno o più giocatori e infortuni a catena - come si vede in Bundesliga - non saranno motivi validi per rinviare una partita o sospendere le attività: anche a costo di mandare in panchina ragazzi delle varie giovanili o figli e figlie dei giocatori stessi, la stagione sarà portata a termine.

Ci ritroviamo quindi a sapere che la Premier League completerà questa maledetta stagione anche a costo di falsare completamente i valori in campo, anche senza la presenza del pubblico sugli spalti - sostituito dagli effetti sonori di FIFA 20, per non far arrabbiare gli abbonati Sky, BT Sport, DAZN eccetera - e alla faccia della salute dei giocatori, ai quali è vietato festeggiare un gol con un compagno ma è consentito marcare a uomo su palla inattiva e ai quali viene chiesto di riprendere l’attività al 100%, ai ritmi infernali della Premier League, dopo due mesi di inattività: la ricetta perfetta per far saltare adduttori in serie.

La stagione deve finire, costi quel che costi.

Indubbiamente la ripresa della Premier League ci riporterà un po’ più vicini alla normalità e ci farà sentire un po’ meglio - ma a quale prezzo? Con quali risultati?

Credo che dovremmo tutti abbassare le nostre aspettative perché quello che vedremo, almeno per le prime tre o quattro partite, non sarà il calcio della Premier League ma assomiglierà molto di più al calcio estivo, quello delle amichevoli assurde e i tabellini improbabili - con la novità delle cinque sostituzioni e quindi ancora più spezzettato del solito.

Siamo testimoni di un momento inedito, quindi tutto ciò che ci resta da fare è sederci e lasciarci sorprendere: quali squadre si saranno preparate meglio (o meno peggio) per questa ripresa? Chi uscirà dai blocchi di scatto, ottenendo risultati insperati? Chi invece resterà bloccato? Quali manager avranno approfittato al meglio della sosta forzata per lavorare sulla tattica? Quali novità vedremo sui vari campi?

I risultati e la classifica, in questo frangente, saranno secondari come mai lo sono stati prima perché, in fondo, questa stagione è andata in archivio quando Mikel Arteta è risultato positivo e tutto si è improvvisamente bloccato.

Non sarà questa parvenza di normalità, puramente artificiale, a rendere questa stagione tanto legittima quanto le precedenti.

@ClockEndItalia


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