martedì 9 giugno 2020

Otto giorni al via, trenta punti a disposizione, otto lunghezze da recuperare al Chelsea, dieci partite, trentanove giorni.

Quella che ci aspetta nelle prossime settimane, Covid-19 permettendo, è un’indigestione calcistica vicina a quella che di solito accompagna i Mondiali.

Invece di essere impaziente ed eccitato, come sono di solito quando inizia un Mondiale al quale l’Italia sia riuscita a qualificarsi, mi sento leggermente distaccato.

Senza cadere nella retorica del “ci sono cose più importanti del calcio”, è innegabile che qualcosa è cambiato da quando la positività di Mikel Arteta ha fermato quella che sembrava una macchina inarrestabile.

Sul blog ho scritto più volte che il calcio avrebbe fatto bene a mandare in soffitta la stagione e concentrarsi sul futuro, anziché ostinarsi a voler trovare soluzioni creative e improbabili per terminare l’annata, tuttavia capisco come in tanti aspettino con impazienza la ripresa del campionato; dopotutto, il calcio è la seconda miglior distrazione che abbiamo a disposizione e, di questi tempi, è vitale distrarsi un po’.

Come ha scritto questa mattina Andrew su Arseblog, il Covid-19 ha rimesso in prospettiva molte cose e il calcio che ripartirà mercoledì prossimo non è lo stesso che si è fermato tre mesi fa - e forse non lo sarà mai più.

Come lui, non so come mi sentirò mercoledì mattina, al risveglio; non so quali saranno le sensazioni quando verrà pubblicata la formazione ufficiale e non so come sarà vivere una partita senza tifosi sugli spalti.

Credo di poter affermare con certezza che mi arrabbierò come al solito quando Aguero segnerà, approfittando dell’inevitabile errore di Shkodran Mustafi, e che esulterò come un matto quando Sokratis, con un pallonetto da centrocampo, firmerà l’insperato pareggio ma non posso essere altrettanto sicuro di come sarà il post-partita, solitamente direttamente legato al risultato sul campo.

Sarà ancora così importante, quel risultato, da determinare l’umore dei giorni seguenti oppure, una volta finita la partita, il calcio tornerà tra le ultime delle preoccupazioni?

Qualche settimana fa ho scritto di come il calcio senza tifosi non esista ma mi rendo conto che per molti tifosi il calcio sia l’unica via d’uscita, quindi non mi sorprenderei se la fame di calcio - vero o posticcio che sia - alla fine prevalga sulla qualità effettiva dell’esperienza.

Mancano otto giorni al momento della verità.

@ClockEndItalia

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