giovedì 4 giugno 2020

Wiltooooooooooooooord! Arsenal have scored yet again, in the Premiership, and it might well be the most important one of the lot!

Bei tempi, quando l’attaccante francese, approfittando di una respinta corta di Barthez sulla conclusione di Freddie Ljungberg, ribadiva in rete il pallone decisivo nella corsa al titolo.

Era mercoledì 8 maggio 2002, una vita fa ma una goduria ancora intatta nel guardare i giocatori festeggiare il titolo sul prato di Old Trafford, casa dell’acerrimo nemico.

Quelli, come me che hanno vissuto quel momento avranno tanti ricordi, tanti dettagli ancora stampati nella mente ma non so in quanti ricordino da chi era composta la panchina dell’Arsenal, quel giorno.

Ve lo dico io: Richard Wright, Dixon, Stepanovs, Jeffers, Bergkamp. Da brividi.

Eh si, allora era consentito portare in panchina solo cinque giocatori ed è stato così fino al 2008/09 - praticamente l’altro ieri.

Tutto questo preambolo mi serve per arrivare al nocciolo della questione, ovvero la decisione presa dai Club della Premier League di estendere a cinque il numero delle sostituzioni possibili e soprattutto di permettere ai manager di portare nove uomini in panchina, rispetto ai sette attuali. L’unico limite imposto ai manager sarà di usare un massimo di tre richieste per effettuare tutte le sostituzioni, in modo da evitare troppe interruzioni, soprattutto nel finale di partita.

Le nuove misure, ratificate dai Club oggi stesso, sono valide fino alla fine della stagione ma non è impossibile che vengano confermate anche per il futuro, una volta che manager e allenatori avranno preso gusto al ventaglio esteso di scelte disponibili in panchina e ai risvolti tattici che le cinque sostituzioni portano con sé: maggior ricambio di gambe e cervelli freschi, quindi una maggiore intensità possibile da parte dei giocatori; maggior flessibilità tattica, grazie ad una più ampia scelta di giocatori con profili diversi e specifici; maggiore varietà nei tempi delle sostituzioni stesse, con la possibilità eventuale di spendere un cambio già nella prima mezz’ora, senza timore di restare senza sostituzioni nel finale di gara.

Alcuni tecnici innovativi potrebbero infatti cogliere l’occasione per sperimentare nuovi approcci ultra-aggressivi nelle fasi iniziali della partita, senza paura di spremere troppo i propri giocatori ed esporsi alla maggiore freschezza degli avversari, col passare dei minuti; altri potrebbero ideare formazioni più sbilanciate, da usare in frangenti specifici di una partita per poi tornare ad uno schieramento più standard, una volta raggiunto lo scopo desiderato.

Questa misura, ideata per permettere ai Club di gestire meglio le proprie forze durante la maratona di partite in programma per completare la stagione, rischia di segnare un’era e cambiare profondamente il modo in cui viene immaginato e disegnato il calcio; inconsapevolmente, i Club d’oltremanica potrebbero aver dato il via alla più grossa rivoluzione dal divieto per il portiere di raccogliere con le mani il retropassaggio di un compagno.

Chissà quali saranno i primi allenatori ad approfittare di questa possibilità, quali saranno gli avanguardisti in un mondo che non smette mai d’innovare.

La speranza, ovviamente, è che Mikel Arteta faccia parte di quel gruppo e, dati i trascorsi del basco a fianco di Pep Guardiola,  uno degli innovatori di maggior successo degli ultimi anni, l’ipotesi è tutt’altro che remota.

@ClockEndItalia

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