martedì 14 luglio 2020

In un ottimo pezzo scritto da Lewis Ambrose per Arseblog è tornata a galla una vecchia dichiarazione di Rafa Benítez che mi ha fatto sorridere, anche se in maniera amara: la coperta è troppo corta.

Il tecnico spagnolo, ai tempi del Newcastle, aveva usato questa semplice analogia per spiegare alcuni problemi tattici evidenziati dai suoi: se ti copri la testa, avrai i piedi freddi; se ti copri i piedi, avrai la testa fredda.

L’impressione è che la coperta di Mikel Arteta sia in effetti un po’ troppo corta ma, a differenza della tesi sostenuta da Lewis, non credo che le nostre evidenti difficoltà nel creare gioco dipendano dalla scelta di Mikel Arteta di schierare tre difensori centrali.

Abbiamo visto tutti come la squadra faccia fatica a creare occasioni da gol e più in generale a creare seri grattacapi all’avversario nella propria metà campo, tuttavia la teoria secondo la quale il difensore in più, inserito da Mikel Arteta per consolidare una linea difensiva troppo ballerina, sia all’origine dei nostri problemi di manovra non mi trova d’accordo: il problema principale, a mio parere, risiede nella composizione ibrida del nostro reparto d’attacco.

Con un centrocampo composto da due registi che preferiscono distribuire il pallone piuttosto che avanzare palla al piede, la soluzione più logica sarebbe chiedere a Alexandre Lacazette di giocare tra le linee, anziché da centravanti; il francese, tuttavia, continua a partecipare poco alla manovra e contribuisce quindi a creare il buco nero che si può facilmente osservare tra il centrocampo e l’attacco.

In assenza di Mesut Özil, infatti, non c’è nessuno capace di occupare la trequarti e permettere a Dani Ceballos e Granit Xhaka di tagliare il campo in verticale e sorprendere alle spalle il centrocampo avversario, che si vedono spesso costretti a scaricare sugli esterni.

A volte il giochino funziona bene grazie agli inserimenti di Héctor Bellerín a destra e Kieran Tierney a sinistra ma spesso la manovra muore sulla trequarti, condannata da un passaggio sbagliato o dall’inferiorità numerica dei nostri.

In questo frangente, a fare la differenza dovrebbe essere Nicolas Pépé.

A mio modesto parere, l’ivoriano è molto più pericoloso quando gioca in posizione più centrale e possiede sia l’imprevedibilità che le qualità tecniche per attirare il pressing avversario e creare quindi spazi per sé stesso e per i compagni.

Mi sbaglierò ma mi pare che l’idea di Mikel Arteta sia proprio questa e a casa dei cugini abbiamo visto qualche lampo interessante da parte dell’attaccante, più presente del solito e più sollecitato dai compagni.

In più occasioni, infatti, Nicolas Pépé è partito dal vertice destro dell’area di rigore per accentrarsi e ha effettivamente creato pericoli seri per la difesa del Tottenham: in due occasioni ha guadagnato un calcio di punizione dal limite, una volta è stato placcato da Lo Celso senza che Oliver fischiasse la punizione e per due volte è andato alla conclusione in prima persona, sfiorando il palo alla destra di Lloris in un’occasione.

Assieme all’ivoriano, a fare la differenza potrebbe essere anche Bukayo Saka, brillante spalle alla porta e in possesso di un dribbling secco ed efficace negli spazi stretti, e i due sarebbero perfetti per innescare gli inserimenti di Pierre-Emerick Aubameyang alle spalle della linea difensiva.

In questo modo avremo due giocatori in grado di operare tra le linee e una solida base a centrocampo, dove Dani Ceballos e Granit Xhaka potrebbero continuare a distribuire il pallone e generare una copertura alla linea difensiva.

La coperta di Mikel Arteta è sì corta, ma di coraggio e un pizzico di follia: negli ultimi trenta metri servono l’imprevedibilità e la fantasia dei giocatori più tecnici.

Nicolas Pépé e Bukayo Saka, tocca a voi.

@ClockEndItalia

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