lunedì 20 luglio 2020

Lo ammetto, non ho visto la semifinale di FA Cup contro il Manchester City.

Mentre Pierre-Emerick Aubameyang infilava due volte il povero Ederson (povero? Perché?) io ero in una delle rarissime parti del mondo occidentale dove non ancora c’è nessun tipo di segnale cellulare, quindi all’oscuro di tutto.

Così, mentre il telefono mi confermava che avrei potuto fare esclusivamente chiamate d’emergenza, nella mia testa provavo ad immaginare tutti gli scenari possibili:

L’umiliante 0-4 dopo venti minuti

Il dignitoso 0-2 davanti ad un avversario nettamente superiore

L’onorevole 1-2 con tanto di scatto d’orgoglio

Il lancinante 0-1 subìto in pieno recupero, dopo una resistenza stoica

Il clamoroso 1-0 portato a casa in maniera sostanzialmente immeritata

Se il primo scenario era quello che mi tormentava di più, con il passare delle ore mi ero convinto che non saremmo capitolati in maniera così brutale ma avremmo lottato, ci saremmo battuti con tutte le nostre forze.

In un angolo della testa rimaneva il pensiero della vittoria, remoto, isolato e francamente poco credibile.

Mai, nonostante i continui ripensamenti, avrei immaginato che avremmo vinto in maniera così matura e che ci saremmo qualificati per la finale di FA Cup con una prestazioni collettiva così entusiasmante.

Una prestazione da squadra vera, simile a quella che ci ha permesso di alzare la FA Cup nel 2017, contro il Chelsea: tutti concentrati, tutti ben consapevoli del proprio ruolo e soprattutto ognuno pronto ad aiutare il compagno e, più in generale, la squadra.

Per una volta, il piano immaginato alla lavagna da Mikel Arteta è stato trasferito in campo in maniera assolutamente perfetta, senza eccezioni.

Il fatto che non abbia saputo nemmeno lontanamente immaginare una prestazione del genere è sintomatico di due cose: la prima è che seguo l’Arsenal da troppo tempo e sono diventato troppo cinico; la seconda, più importante, è che la prestazione collettiva, l’idea di gioco e la sensazione di unità, restano troppo sporadiche, per una squadra come la nostra.

Abbiamo conquistato la ventunesima finale, un record assoluto, e la speranza è ovviamente quella di portare a casa il quattordicesimo trofeo; ad attenderci ci sarà il Chelsea di Lampard, che ha liquidato il Manchester United con un perentorio 3 a 1, un avversario contro il quale servirà un'altra prestazione superlativa.

La speranza più grossa resta comunque il non considerare più partite come quella di sabato un’eccezione: non mi aspetto che la squadra giochi così ogni partita - almeno non per il momento, con questi giocatori - ma non voglio nemmeno ritrovarmi a non saper nemmeno più immaginarlo.

What did she wear ??

She wore, she wore,

She wore a yellow ribbon,
She wore a yellow ribbon,
In the merry month of August!

And when, I asked,

Oh why she wore her ribbon,
She said it’s for The Arsenal,
And we’re going to Wembley!

Wembley,

Wembley,

We’re the famous Arsenal,
And we’re going to Wembley!

@ClockEndItalia

 

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