25 luglio 2020

Shkodran Mustafi salterà la finale di FA Cup a causa di un infortunio.

Se fino a qualche mese fa questa notizia sarebbe stata accolta con indifferenza, se non con una sospiro di sollievo, oggi è fonte di preoccupazione. 

Il tedesco è riuscito nell’impresa di passare dall’ultimo dei reietti al primo nome della formazione di Mikel Arteta, diventando un elemento tra i più affidabili della nostra linea difensiva.

La stessa sorte è toccata anche a David Luiz, tornato a livelli almeno accettabili dopo la nottata orribile di Manchester, e perfino a Sead Kolašinac, passabile senza mai essere straordinario almeno fino al retropassaggio suicida nel derby contro il Tottenham.

Per quanto la nostra linea difensiva abbia bisogno di rinforzi di qualità, l’organizzazione e l’equilibrio portati da Mikel Arteta hanno dimostrato che la funzionalità del reparto non dipende unicamente dalle qualità individuali ma soprattutto dalla coesione, dall’intesa e dalla struttura della squadra. Una difesa composta da Virgil van Dijk, Aymeric Laporte e Sergio Ramos è sicuramente più forte di una composta da Shkodran Mustafi, David Luiz e Sead Kolašinac, tuttavia se davanti ai tre migliori centrali al mondo non c’è tutta una squadra che difende con ordine, nemmeno loro possono fare granché.

Purtroppo la stessa cosa non vale per il reparto offensivo, o almeno non in maniera altrettanto evidente: l’attacco è il territorio della fantasia, dell’improvvisazione, del gesto eclatante.

Ciò non significa che non servano schemi, movimenti studiati alla lavagna e una chimica di reparto ma senza la qualità individuale i gol e le occasioni arrivano con il contagocce: nelle ultime settimane abbiamo visto quanta fatica ci costa arrivare nei pressi della porta avversaria e quanto sia laboriosa la nostra manovra, quindi a mio avviso l’attenzione del Club durante il mercato dovrebbe concentrarsi proprio qui. Servono qualità tecnica, visione di gioco, creatività e dribbling a questa squadra, qualcuno che possa aiutare Nicolas Pépé nel creare superiorità numerica sulla trequarti e qualcuno che possa inserirsi da centrocampo e offrire una soluzione in più agli esterni.

Sir Alex Ferguson una volta disse che l’attacco vince le partite, mentre la difesa vince i trofei e siccome noi al momento facciamo fatica a vincere le partite, direi che la priorità dovrebbe essere l’attacco. Contro Norwich, Bournemouth, Aston Villa, Watford, Brighton, West Ham e Newcastle, ovvero le ultime sette in classifica, abbiamo raccolto finora un totale di 26 punti su 42 (vedremo se sapremo vincere domani), lasciando per strada quei punti che ci avrebbero proiettato tranquillamente a ridosso del podio.

Vincere queste partite non dovrebbe essere un’impresa proibitiva per un Club come il nostro e il modo migliore per farlo resta attaccare senza pietà, mettere sotto pressione la difesa avversaria e far valere la differenza di caratura tra le due squadre. È molto wengeriano come metodo ma è lo stesso utilizzato oggi dal Chelsea e in passato dal Liverpool, che hanno basato la loro ricostruzione sul potenziale offensivo; gli uomini di Lampard non hanno ancora sistemato la difesa, colabrodo proprio come la nostra, eppure sono in pole position per chiudere al quarto posto, mentre i Reds in una stagione sono passati dall’ottavo al quarto posto, segnando quindici gol in più rispetto all’anno precedente.

La chiave per fare il primo, importantissimo passo in avanti e tornare in Europa sta nell’attacco ed è proprio qui che il Club dovrà fare la differenza in sede di mercato.

Il primo miracolo di Mikel Arteta è stato rendere presentabile una difesa da censura, il secondo dovrà essere restituirci una squadra offensiva e capace di regalare spettacolo.

@ClockEndItalia

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