venerdì 28 agosto 2020

C’è una statua a Rio de Janeiro, in cima al Corcovado, che dall’alto osserva tutti i passanti, che siano locali o turisti, ed è pronta ad ascoltarne i lamenti e offrire sostegno.

Dall’alto dei suoi oltre trenta metri, questa figura imponente e vagamente intimidatoria è lì ad offrire perdono e redenzione a chiunque voglia provare a raddrizzare il proprio cammino.

A patto di voler compiere il primo passo e iniziare il cammino che porta ad una nuova serenità, quella statua è pronta a offrire supporto e comprensione; bisogna volerlo fare quel passo, bisogna voler iniziare quel percorso oppure quella statua resterà quel che è: un blocco di marmo, immobile e inamovibile.

A Londra non c’è nessuna statua del genere e di montagne a picco sul mare non c’è nemmeno l’ombra, tuttavia ultimamente sono state osservati alcuni pellegrinaggi alla ricerca della stessa redenzione, dello stesso percorso di cambiamento.

Al posto di quella statua c’è un uomo, che di marmoreo sembra avere solo due cose: i capelli e le proprie convinzioni.Con integrità e inflessibilità, quell’uomo ha raccolto qualche anima calcisticamente dispersa e l’ha riportata sulla retta via, ripagando con fiducia incondizionata gli sforzi compiuti da queste anime in difficoltà; ci sono passati Dani Ceballos e Ainsley Maitland-Niles, uscendone completamente diversi e decisamente migliori - per lo meno come giocatori - e ci sono passati anche Alexandre Lacazette, David Luiz e Emiliano Martínez, pur con risultati meno abbaglianti ma comunque apprezzabili.

Avrete senz’altro capito a chi mi riferisco ormai e questo esercizio pericoloso, in bilico tra metafora e blasfemia, è un modo per sottolineare che Mikel Arteta sembra aver assunto in maniera plenaria il ruolo di redentore, all’interno dello spogliatoio.

Durante la conferenza stampa precedente alla sfida contro il Liverpool, il tecnico basco ha confermato di essere pronto a guidare su questo arduo cammino anche la più ribelle delle sue pecorelle: Mattéo Guendouzi.

Il centrocampista francese, completamente sparito dai radar dopo la sconfitta esterna contro il Brighton, è dato per sicuro partente quest’estate e il suo rapporto con l’allenatore e il resto del Club viene ripetutamente descritto come irreparabilmente rotto, eppure Mikel Arteta ha voluto sottolineare come la sua porta resti aperta e come Mattéo Guendouzi venga trattato - e meriti di essere trattato - come qualsiasi altro giocatore in rosa.

Per quanto caratterialmente difficile da gestire, il giovane talento francese potrebbe diventare un elemento più che utile in un centrocampo, il nostro, così povero; ad appena 21 anni, Mattéo Guendouzi ha tanto potenziale non ancora sviluppato che Mikel Arteta potrebbe trasformare in abilità, affidabilità e continuità, a patto che il prodotto del vivaio del PSG - passato dal Lorient - abbia voglia di intraprendere questo lungo cammino verso la redenzione.

Tutto ciò che deve fare Mattéo Guendouzi è camminare a testa bassa fino al’uomo dai capelli e dalle convinzioni di marmo, confermare in modo chiaro e irrevocabile di voler iniziare il suo personale percorso di redenzione, e mettersi nelle mani di Mikel Arteta.

Sotto gli occhi ha due esempi di giocatori rinati grazie alle attenzioni dell’allenatore - uno che ha più o meno la sua stessa età e un altro che ricopre esattamente il suo stesso ruolo.

Inoltre, Mattéo Guendouzi ha la fortuna di avere un allenatore che, durante la sua precedente carriera, di lavoro faceva proprio il centrocampista - e che non era proprio malaccio.

Chi altri può vantare di avere in casa un Basco Redentore così? Cosa stai aspettando, Mattéo?

@ClockEndItalia

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