25 agosto 2020

“Quando ho parlato con l’allenatore mi ha spiegato perché aveva bisogno di me per tre anni. Era perché vuole qualificarsi per la Champions League e vincerla prima che il mio contratto scada”

Parole e musica di Willian Borges, 32 anni, prelevato a parametro zero dal Chelsea.

L’ambizione non manca a Mikel Arteta, ormai mi pare chiaro.

Quanto quelle fossero parole di circostanza, sussurrate ad un calciatore che ha vinto praticamente tutto tranne la Champions League, ce lo dirà il tempo ma mai come ora ho la sensazione che ci sia un piano, dietro ogni scelta, e che ci sia una strategia solida atta a riportarci in posizioni più prestigiose - sia in Inghilterra che in Europa.

A stupire, semmai, è la precisione con la quale Mikel Arteta sta preparando questo piano: non troppo tempo dopo il suo insediamento, infatti, lo spagnolo già parlava di alcuni ingredienti indispensabili all’Arsenal per tornare ad essere competitivi e - sorprendentemente - non era assolutamente in linea con il suo mentore Guardiola, anzi.

L’ex assistente di Pep, infatti, aveva dichiarato: “per il City, o qualsiasi altro grande Club, è bene avere giocatori in grado di controllare il pallone e quindi le partite, tuttavia in Premier League è vitale avere giocatori che portino aggressività e atletismo in grandi quantità, soprattutto negli uno contro uno decisivi. Senza questo, non importa quanto intricato possa essere il tuo giro palla, prima o poi i bestioni della Premier League arriveranno in pressing and ti ruberanno la palla.”

Per un pivello che non ha mai allenato, Mikel Arteta sembra aver già capito come stia cambiando il calcio, soprattutto in Premier League, mentre il cambiamento stesso è ancora in atto; il Liverpool di Klopp è l’esempio da seguire, non il City di Guardiola, e Mikel Arteta sembra determinato a cambiare radicalmente la fisionomia della squadra per arrivare al suo obiettivo - renderci di nuovo competitivi.

È un percorso lastricato di ostacoli che richiede scelte a volte impopolari, tuttavia le indicazioni sono sembrate chiare fin da subito: dopo Pablo Marí (1,96 metri) arriverà Gabriel Magalhães (1,90) ad affiancare William Saliba (1,92) in difesa, mentre a centrocampo gli obiettivi sono Thomas Partey e Boubakary Soumaré, due colossi troppo spesso etichettati come mediani di rottura ma che in realtà sono eccezionali nel trasformare un’azione difensiva in un contropiede, principalmente grazie ad una potenza straripante che permette loro di coprire grandi distanze in poco tempo - come faceva a suo tempo un certo Patrick Vieira.

Sempre a centrocampo, ma in posizione più avanzata, la volontà di Mikel Arteta sembra quella di avere giocatori in grado di saltare l’uomo con facilità e creare la superiorità numerica: a Nicolas Pépé si è aggiunto infatti Willian, senza dimenticare la presenza in rosa di Reiss Nelson, Gabriel Martinelli e Bukayo Saka; i tempi del palleggio infinito guidato da Mesut Özil sembrano passati, come sembrano suggerire anche la cessione a titolo definitivo di Henrikh Mkhitaryan alla Roma e la presunta trattativa in atto con il Barcellona per Philippe Coutinho.

In attacco l’uomo chiave è Pierre-Emerick Aubameyang, un altro che ha fatto del suo fisico un’arma infallibile durante tutta la carriera; se con la palla ai piedi non combina mai granché, quando si tratta di muoversi senza palla è un fuoriclasse assoluto e la sua velocità è impossibile da arginare. 

Che sia attraverso la forza, la potenza o la velocità, i giocatori che Mikel Arteta sembra preferire hanno una cosa in comune: il gioco diretto.

Nessuno di questi giocatori sembra adatto ad un intricato palleggio, alla perenne ricerca di un spazio dove far passare il pallone, ma tutti sembrano essere perfettamente a proprio agio quando c’è da giocarsi tutto nell’uno contro uno - qualsiasi sia la zona di campo o il frangente.

Mikel Arteta sembra volerci riportare sull’Olimpo un duello individuale alla volta, zolla per zolla.

I prossimi tre anni si annunciano eletrizzanti.

@ClockEndItalia

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