17 agosto 2020

Un altro giorno nel folle mondo dell’Arsenal. 

Con il licenziamento di Raúl Sanllehí, che le parti in causa si ostinano a chiamare “separazione consensuale”, si aprono nuovi scenari all’interno del Club, soprattutto in chiave mercato.

Mentre aspettiamo con trepidazione l’annuncio ufficiale del rinnovo del contratto di Pierre-Emerick Aubameyang, che secondo la mia fonte fidata ha firmato un triennale da oltre 13 milioni l’anno, e buone nuove sull’imminente acquisto del difensore brasiliano Gabriel Magalhães del Lille - annunciato ieri come “molto vicino” da Arseblog - a tenere banco sono alcune informazioni supplementari riguardo la separazione tra il Club e il dirigente catalano.

Come in ogni separazione che si rispetti, le due parti in causa sembrano puntare il dito su tutto tranne che su sé stessi, soprattutto per quanto riguarda Raúl Sanllehí; l’ex dirigente di Nike e Barcellona, infatti, ha indicato il Covid-19 come unico responsabile della fine della sua carriera all’Arsenal, non prendendosi la benché minima responsabilità di due anni e mezzo di gestione quantomeno discutibile, se non fallimentare.

Secondo quanto riportato oggi da The Athletic in un lungo pezzo firmato da Amy Lawrence e James McNicholas, con la collaborazione di David Ornstein, all’origine di questo terremoto societario - che tanto inatteso poi non era, almeno per i bene informati - c’è l’ultimo membro non-esecutivo del board nominato dal Club: Tim Lewis.

Avvocato d’affari molto vicino alla KSE e tifoso dell’Arsenal, Tim Lewis è stato incaricato dalla famiglia Kroenke di spulciare ogni operazione effettuata dal Club e ristrutturare l'organigramma, per renderlo più snello ed efficace.

Secondo le prime ricostruzioni, è emerso che l’Arsenal abbia pagato molto più del necessario per gli acquisti di Nicolas Pépé, Bernd Leno e Lucas Torreira, elargendo grosse mance ad agenti ed intermediari o - come nel caso dell’uruguayano - offrendo una cifra più alta della clausola rescissoria.

Se a volte mettere sul tavolo una cifra più alta serve a sbarazzarsi della concorrenza ed è quindi un male necessario per arrivare ai propri obiettivi, a lungo andare si rischia di farsi prendere la mano e sperperare fondi - cosa che l’Arsenal proprio non può permettersi in tempi di crisi - e di trasmettere l’immagine di un Club pronto a mettere mano al portafogli troppo facilmente, invitando quindi rialzi continui da parte delle controparti.

Raúl Sanllehí ha pagato il prezzo per i suoi metodi antiquati, fatti di cene con amici di amici, favori fatti e pretesi in un’eterna situazione di do ut des e un atteggiamento che poco si sposa con i principi dell’Arsenal.

Ci è voluto troppo tempo e l’intervento un avvocato d’affari per arrivare a questa decisione, che riporta l’Arsenal su binari più consoni alla nostra storia e più sostenibili, sul lungo termine; ora, toccherà a Edu e a Mikel Arteta fare il mercato, con l’aiuto di Huss Fahmy per la parte puramente legale, in un bellissimo ma pericoloso amarcord dei bei tempi andati, quando Arsène Wenger e David Dein erano più affiatati di Bud Spencer e Terence Hill.

Le prossime settimane ci diranno quanto è valida l’intesa tra i due ex-centrocampisti, i prossimi mesi invece di diranno la verità sul valore reale di Edu in quanto dirigente: senza più nessuno a fare da scudo, tutti i riflettori sono puntati su di lui e la KSE continuerà a tenere d’occhio la gestione sportiva ed economica del Club.

Il valore reale di Mikel Arteta in quanto allenatore, invece, non è già più in discussione.

@ClockEndItalia

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