21 settembre 2020


È stata dura ma l’abbiamo portata a casa!
In redazione ci siamo salutati così, una volta finita la partita contro il West Ham.

È stata più dura del previsto, o per lo meno più dura di quanto sarebbe dovuto essere, ma almeno abbiamo portato a casa i tre punti e confermato la vittoria ottenuta a Craven Cottage, portando il conto totale a quattro vittorie e un pareggio nelle ultime cinque partitte, tra la fine della scorsa stagione e l’inizio di quella attuale.
Un bottino niente male, tuttavia l’ultima vittoria è quella che ha lasciato più dubbi circa le reali potenzialità di questa squadra, troppo spesso titubante quando deve creare occasioni da gol contro una squadra che si accontenta di lasciarci campo e palla.

Per certi versi, la sfida contro il West Ham di Moyes era la prova del nove per una squadra, la nostra, che in tanti aspettano al varco per sottolinearne difetti e mancanze; purtroppo, la risicata vittoria per 2-1 ha dato fiato alle trombe di chi ci considera un passo indietro nella lotta per un posto nella prossima Champions League: non siamo ancora pronti.
Pur senza strafare, il West Ham ha vissuto una serata senza troppi patemi all’Emirates Stadium con l’ex Fabianski mai realmente impegnato e la difesa poco sollecitata, mentre il centrocampo e l’attacco degli Hammers ha saputo creare diverse situazioni pericolose davanti a Bernd Leno, sprecate malamente oppure sventate alla bell’e meglio dai nostri.
Insomma, Moyes e i suoi possono recriminare per il risultato finale e avrebbero meritato di portare a casa un pareggio, se non qualcosa in più: un paio di ottimi interventi di Gabriel, un fallo di mano non ravvisato, una traversa che grida ancora vendetta e poi, quando meno te lo aspetti, il gol di Eddie Nketiah che consegna tre punti d’oro all’Arsenal, ci sta che l’ex allenatore del Manchester United si senta raggirato.

In tutto questo, il solito problema dell’Arsenal di Mikel Arteta, ovvero la sterilità offensiva di fronte ad un blocco difensivo basso e ben organizzato.

La lavagna tattica è davvero impietosa con i nostri: 4 key passes in 90 minuti, di cui in pieno recupero con il West Ham sbilanciato in avanti, 7 tiri totali (14 per il West Ham!) di cui 3 arrivati negli ultimi dieci minuti e appena 3 in porta - compresi i due gol - un bottino incredibilmente magro di fronte ad un possesso palla con percentuali “bulgare” (63%).

Nulla di nuovo sotto il sole, purtroppo.

Amy Lawrence di The Athletic ha sollevato un buon punto: la filosofia di Mikel Arteta implica che i giocatori in possesso del pallone vadano a provocare l’avversario, prima di passare ad un compagno, il che funziona benissimo quando di fronte hai un avversario che pressa alto ma riduce al lumicino le linee di passaggio quando invece il pressing avversario è nullo.

Cosa fare se l’avversario non ti pressa? La chiave risiede proprio in questa domanda, apparentemente banale, alla quale tuttavia Mikel Arteta non ha ancora trovato una risposta.


Senza un paio di elementi a centrocampo in grado di portare palla e creare superiorità numerica nell’uno contro uno, l’Arsenal sembra destinato a faticare a creare occasioni da gol.

Non a caso l’eroe di serata è stato Bukayo Saka, il cui cambio di passo è stato determinante in occasione di entrambi i gol messi a segno contro il West Ham: sua l’imbeccata per Pierre-Emerick Aubameyang, il cui delizioso cross ha trovato la testa di Alexandre Lacazette, e suo il filtrante d’esterno a lanciare Dani Ceballos in area di rigore, con lo spagnolo bravo ad appoggiare a Eddie Nketiah per il tap-in decisivo.
Senza la sua accelerazione tra le linee, ci saremmo ritrovati a passare ancora e ancora il pallone, lateralmente, fino all’inevitabile retropassaggio verso Gabriel o Rob Holding.

Contrariamente a molti altri, non sono convinto che debba per forza essere il mercato a portare la soluzione, perché in fin dei conti abbiamo in rosa Nicolas Pépé, Bukayo Saka e Willian, tre giocatori perfettamente in grado di creare occasioni da gol anche contro una linea difensiva bassa, oltre all’appestato Mesut Özil - ancora tra i migliori in circolazione, in questo specifico ambito - e Reiss Nelson, troppo discontinuo.

La soluzione risiede nel modo in cui questi giocatori possono convivere, in occasioni delle partite casalinghe contro compagini più guardinghe, e non limitarsi ad averne al massimo due in campo contemporaneamente: contro il West Ham abbiamo visto insieme Bukayo Saka e Willian, che poi ha fatto spazio a Nicolas Pépé, mentre idealmente avrei voluto vedere Nicolas Pépé andare ad aggiungersi, anziché sostituire.

Il problema sembra puramente tattico, insomma, anche se ovviamente una maggiore qualità e intraprendenza a centrocampo ci farebbero comodo, e tocca a Mikel Arteta trovare un equivalente della formula magica che ci ha trasformati in una grande squadra contro gli avversari più quotati e superiori tecnicamente.

Paradossalmente, è più difficile trovare il modo di battere il West Ham in casa che il Liverpool in trasferta...

@ClockEndItalia

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