10 settembre 2020

 

Meno di 48 ore e la Premier League ricomincerà.

Devo ammettere che l’eccitazione comincia a salire, nonostante tutto: una rosa ancora troppo ampia e male assortita, qualche infortunio di troppo e le tante trattative in corso non sono abbastanza per mitigare l'adrenalina che sale, sale…

Ho voglia di credere che questa stagione sarà quella delle sorprese e che Mikel Arteta, lo staff e i giocatori abbiano in serbo qualche magia che lascerà di stucco le rivali, cogliendole impreparate.

Anche senza i rinforzi stellari che ci sono accostati da mesi; anche senza la miglior finestra di mercato che si possa immaginare, voglio credere che la squadra saprà tirare fuori un coniglio mannaro dal cilindro e anticipare di parecchio il piano triennale immaginato da Mikel Arteta.

Dopotutto, il finale della stagione passata e l’inizio della nuova ci hanno dimostrato che questa squadra sa essere grande - anzi grandissima - con le grandi, quindi mi verrebbe da dire che il più duro è stato fatto: per anni abbiamo sofferto di complesso d’inferiorità, che fosse tattico, fisico, tecnico o psicologico, ora invece sembriamo quasi desiderosi di sfidare le migliori e, come successo nel giro di poche settimane, batterle tutte.

Grazie all’astuzia tattica di Mikel Arteta e al suo 3-4-3 ibrido, le grandi squadre faticano a farci male e allo stesso non riescono a trovare le contromisure necessarie ai nostri attacchi, per quanto prevedibili essi siano; non è una novità che, ad oggi, la nostra arma preferita è la velocità di Pierre-Emerick Aubameyang sulla corsia di sinistra, eppure Manchester City, Chelsea e Liverpool si sono fatte fregare - quindi non c’è motivo perché anche i vari West Brom, West Ham, Fulham, Burnley, Newcastle e compagnia non facciano altrettanto.

Avremo meno spazi, sicuramente, e avremo il pallone molto di più di quanto non sia successo contro le grandi del campionato, ma avremo anche maggiore coesione, un tasso tecnico più elevato e soprattutto una sempre maggiore fiducia nelle direttive tattiche e nelle nostre qualità, un elemento che spesso fa la differenza.

Voglio credere che il dinamismo della catena di sinistra, dove la versatilità di Kieran Tierney e Ainsley Maitland-Niles ci permette di passare dal 3-4-3 and 4-3-3 in un lampo, e la tecnica di quella di destra, dove Dani Ceballos, Nicolas Pépé e Héctor Bellerín assicurano possesso palla e scambi veloci, siano troppo da gestire per le squadre di medio-bassa classifica, soprattutto quando arriveranno all’Emirates Stadium.

Non vuol dire che ci giocheremo automaticamente per il podio ma voglio credere che il quarto posto, in questa stagione, sia un punto di partenza e non il punto di arrivo; voglio credere che Nicolas Pépé sarà un giocatore trasformato rispetto alla scorsa stagione, voglio credere che Bukayo Saka, Gabriel Martinelli (quando tornerà), Emile Smith-Rowe, Eddie Nketiah e Reiss Nelson continuino a migliorare e a risultare sempre più decisivi e voglio credere che qualcuno di quei giocatori dati per finiti sappia riemergere dall’ombra e riconquistarsi un posto al sole.

Voglio credere che questa sarà la stagione che farà capire a tutti che l’Arsenal è tornato.

@ClockEndItalia

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