25 settembre 2020


Scusate la ripetitività, non pensavo che avrei di nuovo scritto di Lui.
Avrete già capito chi sia il Lui in questione, l’Enigma, il Fantasma dell’Emirates.

Quando è stata annunciata la lista dei convocati per la partita di Carabao Cup contro il Leicester, ci sono rimasto di stucco: Lui non era neanche in panchina.

Non mi aspettavo che partisse titolare ma, data la sua rinnovata presenza nelle fotografie degli allenamenti pubblicate dal sito ufficiale, mi dicevo che sarebbe tornato nel gruppo dei convocati e avrebbe potuto ritrovare il campo a distanza di sei mesi dall’ultima apparizione.
L’assist per il gol-partita di Alexandre Lacazette contro il West Ham assomiglia sempre di più all’ultimo suo ricordo con la maglia dell’Arsenal addosso, un finale adeguato per uno dei migliori assist-man del calcio moderno ma sicuramente amaro, amarissimo. 
 
Non trovare posto in una squadra come quella scelta da Mikel Arteta per la trasferta al King Power Stadium sembra una condanna definitiva, una sentenza senza appello per il Fantasma dell’Emirates: non c’è più posto per lui, la sua presenza non è più necessaria. 
Dall’addio di Arsène Wenger in poi, per Lui è stata una sorta di discesa agli inferi: isolato e poi ripescato da Unai Emery, messo da parte da Freddie Ljungberg ed infine abbandonato anche dal suo ex compagno di squadra e capitano, dopo che per un breve momento era sembrato che l’Enigma potesse ritrovare il posto da titolare e le prestazioni che ci aspettano da lui.

Già, le prestazioni.

Un punto dolente, comunque si voglia girare la cosa: il 2017/18 stellare sta finendo col diventare l’eccezione, anziché la regola, e il Fantasma dell’Emirates è pian piano diventato tale anche perché sul campo lo si vedeva sempre meno e lasciava segni sempre meno evidenti. I numeri sono spesso stati dalla sua parte, in termini di azioni da gol create, percentuale di passaggi riusciti, presenza sulla trequarti avversaria eccetera ma la sensazione finale era l’incompiutezza, l’impalpabilità di un giocatore sublime ma sostanzialmente inconcludente. 
Colpa dei compagni che non offrono linee di passaggio; colpa dell’allenatore che non lo mette in condizione di esprimersi al meglio; colpa degli attaccanti che sprecano troppo; colpa di un approccio tattico troppo difensivo; colpa di tutto e di tutti, l’Enigma le ha provate tutte ma non c’è stato verso di fare la differenza, in mezzo a tanta mediocrità.

Dopo averlo difeso con le unghie e con i denti per anni, oggi mi sono arreso all’evidenza che Lui non è più Lui e, anche se non è tutta colpa sua, la situazione è diventata irrecuperabile.

Per quanto sia evidente che le ragioni della sua esclusione vadano ben al di là del rettangolo di gioco, l’ostinazione con la quale rifiuta di accettare l’inevitabile separazione non depone esattamente a suo favore: ha un contratto fino al 2021 che nessuno l’ha obbligato a firmare, ha tutto il diritto di voler restare all’Arsenal fino all’estate prossima e non c’è un motivo valido per il Club per cacciarlo o punirlo, tuttavia la sua figura è diventata talmente ingombrante da prendere anche lo spazio che, normalmente, dovrebbe essere riservato a quelli che vanno in campo o per lo meno lottano per andarci.

Il fatto che Mikel Arteta sia stato letteralmente bombardato di domande su di Lui, subito dopo la vittoria contro il Leicester in Carabao Cup, è stato uno schiaffo a Reiss Nelson, Eddie Nketiah e al tecnico stesso, che avrebbero meritato la giusta attenzione dopo una buona prestazione a casa di un avversario difficile da affrontare - turnover o non turnover.

Invece di parlare di come i giovani abbiano approfittato dell’opportunità offerta loro da Mikel Arteta, i giornalisti hanno preferito chiedere notizie del Fantasma dell’Emirates, rimasto a casa a guardare (forse) dal divano.

Non è giusto, non deve andare così.
Non è giusto per chi scende in campo, non è giusto per chi decide chi va in campo e non è giusto nemmeno per Lui, che a 31 anni potrebbe e dovrebbe essere ancora in campo a fare quel che gli riesce meglio, creare calcio.  
Non è giusto che la sua assenza pesi di più delle prestazioni dei presenti; non è giusto che il suo futuro abbia un impatto così pesante sul nostro presente - e sul suo.

Lui rappresenta già il passato dell’Arsenal, sarebbe ora che l’Arsenal rappresentasse il passato anche per Lui.

@ClockEndItalia

4 commenti:

  1. Premessa: sono uno dei tanti(?) estimatori di Ozil, è stato un calciatore eccezionale e potrebbe esserlo almeno per altri due anni buoni. Peccato!
    Vorrei farvi una domanda: nel modulo di gioco che sta adottando Arteta (che sta portando ottimi risultati) dove posizionereste Ozil e con che compiti?
    Nei 3 dietro? NO. Logico.
    Nei 4 in mezzo al campo? NO. (I due esterni sono dei terzini o gente che corre tanto ed i due centrali devono coprire porzioni di campo con compiti non adatti a lui).
    Nei 3 davanti? NO. (Gli esterni devono avere caratteristiche fisiche (velocità!) diverse dalle sue ed il centravanti oltre a dare profondità, provare a far salire la squadra deve essere pure un opportunista...).
    Perciò non mi stupisce il fatto che resti sistematicamente a casa...anche se al top della forma dove lo mettereste?
    Secondo me esisterebbe una remota ed unica possibilità..."il falso nueve"...così come fece nei mondiali in cui fu campione del mondo.
    Che dite?

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    1. Credo tu abbia già dato la risposta, non c'è un posto/ruolo per Özil in questo Arsenal. Non ce lo vedo nel ruolo di falso nueve, per lo meno non con i compiti che Arteta chiede a Lacazette. Reputo che un Özil davvero motivato e pronto fisicamente sarebbe potuto tornare utile in un centrocampo a 3, peccato che il tedesco non abbia saputo e voluto evolversi - come fatto ad esempio da David Silva e Kevin de Bruyne. È triste vederlo finire così

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  2. Penso che il modello di calcio praticato attualmente da quasi tutti gli allenatori del mondo non aiuti i giocatori con le caratteristiche tattiche di Ozil. Ormai più nessuno prevede la possibilità di avere almeno un giocatore anarchico che via via si sceglie la posizione in campo e ha la libertà di creare gioco con la sua classe e tecnica. Quindi credo che avrebbe gli stessi problemi ovunque, i numeri 10, tranne forse che nel 4/2/3/1, trovano pochissimo impiego. Dispiace perchè lui ha dei mezzi tecnici sontuosi, ma rischia di farti giocare in dieci spesso.Nel modulo di Arteta un giocatore con quelle caratteristiche non è semplicemente previsto, punto.

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    1. Già, Özil non è riuscito a riciclarsi in centrocampista nel 4-3-3 moderno ed è finito con l'essere schiavo di un ruolo ormai decaduto. Con i suoi mezzi tecnici potrebbe ancora fare la differenza, tuttavia quel treno ormai è partito e lui è rimasto fermo in stazione, da solo...

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