14 settembre 2020

Vabbè, era solo il Fulham.

Lo leggeremo tante volte, prima della prossima partita di Premier League.

Abbiamo vinto tre a zero in trasferta: vabbè, era solo il Fulham

Abbiamo giocato un calcio spettacolare: vabbè, era solo il Fulham 

Abbiamo concesso solo due tiri in porta: vabbè, era solo il Fulham

Vabbè, era solo il Fulham: e allora?

Anche la scorsa stagione erano solo l’Aston Villa (0-1), Brighton (1-2), Crystal Palace (1-1), Bournemouth (1-1), Norwich (2-2) e Watford (2-2), eppure abbiamo lasciato per strada ben 14 punti -  e sarebbero potuti essere molti di più se non fosse stato per Bernd Leno.

Non è “solo” il Fulham, è questo Arsenal assomiglia sempre di più ad una squadra seria, di quelle che possono anche farti sognare: a colpirmi, e non parlo solo della partita di sabato, è l’organizzazione dei giocatori in campo, il modo in cui ognuno ha ben chiaro in testa in quale posizione deve trovarsi in una determinata situazione e dove saranno i suoi compagni di squadra.

Che sia durante la fase difensiva o quella offensiva, i giocatori non sembrano più una mandria di zebre impazzite alla vista delle leonesse, oggi assomigliano invece ad una squadra di calcio che ha provato ripetutamente diversi scenari di gioco durante l’allenamento e che si muove di conseguenza.

Doveroso quindi rendere merito a Mikel Arteta, per questo: a più riprese ho sentito i giocatori raccontare come il manager spagnolo sappia descrivere in maniera dettagliata come andrà la partita, a seconda delle diverse situazioni, e spiegare in maniera maniacale come ogni giocatore debba comportarsi.

Non può essere un caso che Pierre-Emerick Aubameyang abbia segnato due gol identici, contro Liverpool e Fulham, avversari di diversa caratura, e che i giocatori attorno a lui fossero esattamente nelle medesime posizioni, nel medesimo istante.

Non può nemmeno essere considerata una coincidenza il fatto che giocatori meno quotati come Mohamed Elneny e Rob Holding siano sempre più a proprio agio, nonostante i limiti individuali, e forniscano prestazioni di buon livello, all’interno di una macchina ben oliata i cui ingranaggi girano quasi a memoria: parafrasando Jorge Valdano e il suo “Il Sogno di Futbólandia”, alcuni calciatori sono esseri spaventati che hanno bisogno di rassicurazioni, di routine, e di evitare sorprese, quindi all’interno di una squadra che gioca con meccanismi e dinamiche ben precise, tendono ad esprimersi meglio.

Mikel Arteta ha saputo creare questi meccanismi e soprattutto quella fiducia collettiva che permette ai migliori di diventare inavvicinabili e ai meno dotati di nascondere i propri limiti.

Sabato scorso “era solo il Fulham” e magari il prossimo sarà stato “solo il West Ham” e andando avanti saranno “solo” l’Aston Villa, il Crystal Palace, il Brighton, il Newcastle, il Burnley, il Southampton, il Leeds e via dicendo: va bene così, perché vorrebbe dire che l’Arsenal è di nuovo l’Arsenal e che la Champions League tornerebbe finalmente d’attualità, all’Emirates Stadium.

Considerando che la scorsa stagione abbiamo raccolto solo 37 punti contro le squadre da metà classifica in giù, a fronte dei 60 disponibili, un miglioramento in questo ambito sarebbe già più che sufficiente per arrivare agevolmente tra le prime quattro.

Se poi continuiamo a far risultato contro le rivali dirette...

@ClockEndItalia

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