20 ottobre 2020

Es ist vorbei, Mesut.

Il tedesco, come ampiamente previsto, è fuori dalla lista dei 25 giocatori consegnata dall’Arsenal alla Premier League.

Esattamente come successo in occasione della conferma della rosa a disposizione per l’Europa League, l’ex centrocampista di Schalke 04, Werder Brema e Real Madrid non fa parte del gruppo e non potrà partecipare alle partite.

Mesut Özil è ufficialmente fuori dal progetto tecnico di Mikel Arteta.

In teoria, il tedesco potrebbe essere inserito di nuovo in febbraio, quando sarà possibile apportare modifiche alle liste consegnate alla UEFA e alla Premier League, ma mi sento di dire che il tedesco ha giocato la sua ultima partita con la maglia dell’Arsenal.

Niente più finte sorprese nel vederlo escluso dai convocati, niente più domande stucchevoli durante le conferenze stampa, niente più statistiche ammorbanti a corroborare le opinioni di chi è graniticamente arroccato sulla posizione del “Mesut Özil è uno dei migliori trequartisti al mondo”

Lo era, certamente.

Per un buon numero di anni, Mesut Özil è stato una macchina da assist e un visionario, sul campo; siamo stati fortunati ad averlo potuto ammirare ancora per un paio di stagioni, prima che tutto precipitasse.
Colpa di Raúl Sanllehí, colpa di Unai Emery, colpa della federazione tedesca, colpa dei guai alla schiena, colpa della questione dei musulmani uiguri in Myanmar, colpa della tentata rapina a Londra, colpa di tutto e di tutti.

Che importa, ora?

È finita, inutile continuare a rimuginare e recriminare.

Non ha vinto nessuno, in tutta questa vicenda: il calcio ha perso un’artista, l’Arsenal ha perso vagonate di soldi, noi tifosi abbiamo perso un potenziale pezzo di storia del Club, la Premier League ha perso uno dei giocatori più popolari del pianeta e lui ha perso qualche anno di carriera, durante i quali avrebbe potuto disegnare calcio in contesti magari più adatti ad un quasi 32enne che non ha mai fatto sfoggio di grande dinamismo e combattività.

Senza scomodare il Qatar e la Major League Soccer americana, Mesut Özil avrebbe potuto trasformarsi in un regista eccezionale, in campionati dai ritmi più bassi: ricordo bene una sua prestazione sontuosa, da numero otto, in occasione di un Germania-Italia del 2016, finita 4 a 1 per i tedeschi.

Stefano Cantalupi de La Gazzetta dello Sport descriverà così la partita di Mesut Özil: “il talento del gioiello dell'Arsenal, unito a quello di Kroos, è insostenibile”.
Come amava ripetere Arsène Wenger, “la forma è temporanea, la classe permanente” e quella classe, Mesut Özil avrebbe potuto portarla altrove, regalarla ad altri tifosi e ad un altro Club, ma è andata a finire diversamente.

Poteva e doveva andare in mille modi, invece è andata malissimo e ora l’Arsenal e Mesut Özil sono una coppia con un divorzio pesante e amaro sul groppone, con noi tifosi a fare la parte dei figli, lasciati a metà strada e contesi tra le parti.

Poteva finire meglio, sicuramente, ma una cosa è certa: doveva finire.

È finita tristemente ma almeno è finita. Possiamo tutti voltare pagina, adesso.

@ClockEndItalia

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