21 ottobre 2020

Va bene, è solo l’Europa League, ma a me questo profumo continentale piace.

Non dovevamo nemmeno esserci, in Europa: ottavo posto finale in Premier League, il peggior risultato di quasi vent’anni.

Poi però siamo andati a Wembley ad alzare la quattordicesima FA Cup ed eccoci di nuovo qua, in Europa.

Non so voi, ma a me quest’aria frizzantina piace: una bella distrazione rispetto alla serissima Premier League, dove ogni risultato viene analizzato al microscopio e ogni sconfitta viene vissuta come la fine d’ogni speranza.

Essendo “solo” l’Europa League, abbiamo il diritto di divertirci un po’ contro Rapid Vienna, Dundalk e Molde, vedere all’opera qualche giocatore meno impiegato e - soprattutto - sperimentare ad oltranza per trovare la formula offensiva che ci permetta di essere più efficaci nei pressi dell’area di rigore avversaria.

Spiace non poter vedere all’opera William Saliba e Gabriel Martinelli ma non sto nella pelle sapendo che un giovane incredibile come Emile Smith-Rowe avrà finalmente minuti a disposizione, così come Joe Willock, Reiss Nelson e Eddie Nketiah; spero che l’Europa League, almeno nella fase iniziale, sia sfruttata anche per sviluppare un gioco più corale e non più sbilanciato tutto a sinistra, oltre che per trovare soluzioni a centrocampo che ci garantiscano più intraprendenza attraverso l’impiego di Thomas Partey, Bukayo Saka, Willian e il già citato Emile Smith-Rowe.

Devo distrarmi un po’ dal pragmatismo che ha permesso a Mikel Arteta di rendere la nostra difesa quasi impenetrabile; devo svagarmi un po’ e ritrovare quelle vibrazioni che mi hanno trasmesso le prime tre partite di Europa League della scorsa stagione, tra la scoperta di Gabriel Martinelli e Bukayo Saka, i gol di Joe Willock, i primi assaggi di Kieran Tierney.

Ho voglia di divertirmi, insomma.

Tutto questo acume tattico, queste formazioni asimmetriche e cervellotiche mi hanno un po’ inibito: le distanze tra i reparti, il prezioso lavoro in copertura di Pierre-Emerick Aubameyang e Nicolas Pépé sulle fasce, l’encomiabile disciplina dei tornanti nell’aprire o chiudere il campo...tutto molto affascinante ma clamorosamente insipido!

Vorrei tornare a vibrare, se possibile; vorrei alzarmi di nuovo dalla sedia per un dribbling audace; vorrei vivere una serata in cui creiamo più delle misere 4 occasioni da gol abituali.

Inoltre, vorrei tornare ad illudermi che i prossimi due o tre prodotti del nostro vivaio saranno dei fenomeni assoluti: ho voglia di convincermi che Miguel Azeez sarà il nuovo Fàbregas e che Folarin Balogun farà più gol di Shearer.

Lo so che abbiamo già Bukayo Saka, Gabriel Martinelli, Emile Smith-Rowe, Joe Willock, Eddie Nketiah, e Reiss Nelson ma voglio di più, sempre di più.

Fammi divertire, Europa.

@ClockEndItalia

 

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