26 ottobre 2020

Così proprio non va.

La sconfitta di ieri contro il Leicester City rischia di lasciare strascichi importanti: nonostante un primo tempo dominato, ahimé senza creare occasioni da gol con la necessaria continuità, la ripresa ha messo a nudo tutti i limiti di una squadra e un allenatore ancora alla ricerca della formula magica.

Dopo l’uscita di Bukayo Saka, infatti, la squadra non ha più trovato modo di creare spazi sulla trequarti e accelerare la manovra, oltremodo compassata: senza la scintilla del giovanissimo prodotto del vivaio, infatti, gli attaccanti hanno mostrato un immobilismo preoccupante - soprattutto centralmente, dove Alexandre Lacazette ha vissuto una serata da dimenticare.

L’ingresso di Nicolas Pépé, che ha sostituito Bukayo Saka, non ha portato nulla in termini d’incisività, con l’ivoriano tornato alla cattiva abitudine di tenere troppo il pallone e perdersi in dribbling; peggio di lui ha fatto Shkodran Mustafi, chiamato a sostituire l’acciaccato David Luiz e protagonista in negativo con due dormite colossali - una delle quali è risultata decisiva.

Il tedesco, di rientro dall’infortunio patito in chiusura della scorsa stagione, si è confermato per quel che è e che è sempre stato, ovvero uno dei difensori con il peggior senso della posizione che io ricordi e pessimo nel leggere le situazioni di gioco: non sono servite le indicazioni di Gabriel, che più volte gli ha raccomandato di seguire Vardy mentre lui scalava su Ünder, scappato a Granit Xhaka, il tedesco ha trotterellato mentre l’attaccante inglese s’infilava centralmente per farsi trovare pronto sul cross del turco.

Spero vivamente che William Saliba sia mentalmente pronto al più presto, perché l’impiego di Shkodran Mustafi non è più sostenibile: in scadenza di contratto l’estate prossima, il tedesco si libererà a parametro zero e continuerà la sua carriera altrove, quindi di fatto appartiene già al passato.

Se proprio devo sorbirmi certi errori, almeno che a commetterli sia un giovane, che potrà imparare e migliorare per il futuro.

Una sconfitta che brucia perché globalmente immeritata ma in qualche modo cercata: il Leicester aveva un solo piano, il contropiede, e con l’ingresso di Vardy avremmo dovuto sapere a cosa attenderci, ed invece siamo riusciti a farci sorprendere nella maniera più ingenua possibile, rischiando pure lo 0-2 qualche minuto dopo.

Un paio di note positive ci sono: un’altra prestazione impeccabile di Gabriel e il debutto in Premier League di Thomas Partey, l’unico tra i nostri centrocampisti a cercare con insistenza e spesso con successo un passaggio in verticale.

Assurdo come il ghanese abbia toccato quasi la metà dei palloni rispetto a Granit Xhaka e Dani Ceballos, quando è apparso evidente fin da subito che avrebbe potuto portare molto alla nostra manovra.
Forse è solo una questione di tempo e di ambientamento, però quando si ha in squadra un giocatore del suo calibro è criminale non sfruttarne le qualità.

A proposito di talento sprecato, ormai vedere Pierre-Emerick Aubameyang in posizione di terzino di procura dolore fisico: il gabonese, encomiabile, lavora senza sosta per la squadra ma si ritrova lontanissimo dalla porta, spesso con due o tre avversari a controllarlo.

Lui, che in area di rigore è costantemente tra i migliori al mondo, si ritrova isolato sulla fascia, abbandonato al proprio destino in attesa di un pallone in profondità che non arriva.

Allora, io posso capire la necessità di trovare equilibrio in difesa, di proteggere al meglio la porta di Bernd Leno e d’interrompere una tradizione che ci vuole troppo aperti tra centrocampo e retroguardia ma non posso più vedere un Arsenal così sterile e così immobile.

Una squadra con Pierre-Emerick Aubameyang, Bukayo Saka, Nicolas Pépé e Gabriel Martinelli (quando tornerà) deve giocare un calcio molto più diretto e meno elaborato, deve vivere di fiammate improvvise e continui cambi di posizione e di ritmo, se vuol creare grattacapi agli avversari.

Non abbiamo i giocatori adatti ad un calcio fatto di palleggio e dobbiamo iniziare ad osare di più, dal centrocampo in su: uno tra Granit Xhaka e Dani Ceballos è di troppo, in mediana, serve qualcuno che faccia da tramite con il centravanti e i due esterni alti.
Se quel qualcuno non può essere Mesut Özil, allora che sia Willian, o Emile Smith-Rowe, o chiunque sappia ricevere palla sulla trequarti e accelerare.

Così proprio non va, ci vuole coraggio.

@ClockEndItalia

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