07 ottobre 2020

 
*Lungo respiro*
Niente più rumors, niente più intrecci di mercato, niente più speculazioni per i prossimi tre mesi.
 
L’Arsenal, mettendo a segno un coup de théâtre simile a quello che nel 2013 portò Mesut Özil a trasferirsi da Madrid a Londra, ha concluso la campagna acquisti estiva con quattro nuovi arrivi [sei se contiamo i riscatti di Pablo Marí e Cédric Soares], cinque cessioni ed un passivo di circa 60 milioni di sterline.

La più integrata delle quattro nuove facce è senza dubbio quella di Gabriel Magalhães, difensore ex-Lille per il quale è stata battuta la concorrenza del Napoli, per ottenerne la firma; da subito protagonista, il centrale mancino sta permettendo a Mikel Arteta di ri-lavorare sulla difesa a quattro, schieramento molto più affine alla filosofia dell’ex allievo di Pep Guardiola.

Le statistiche fanno strabuzzare gli occhi.
Su 300 passaggi tentati, 280 sono stati completati con successo. Bravo nel gioco aereo, bravo nei lanci lunghi. Una gemma meno grezza di quel che si pensasse. Ad oggi è forse l’unico sicuro di un posto da titolare nella linea difensiva.

Tutti aspettano che si formi la coppia con William Saliba.

Il diciannovenne francese, rientrato a London Colney dopo il periodo di prestito al St-Étienne, differentemente da Gabriel sta però faticando ad imporsi in prima squadra: la morte della madre che lo avrà certamente segnato; la frattura al metatarso che lo ha tenuto ai box da inizio novembre scorso fino alla metà di gennaio di quest’anno e il periodo di pandemia che ha sospeso il proseguio della Ligue 1 hanno stoppato il processo di crescita del giocatore per cui l’Arsenal, convintamente, ha versato nelle casse dei Les Verts ben 30 milioni di euro.
Voci sempre più insistenti lo vorrebbero partente verso il Brentford, squadra di Championship con cui l’Arsenal, in virtù del nuovo regolamento, può fare affari sia in entrata che in uscita.
Con la casacca delle Bees, William Saliba potrebbe acquisire fiducia, minutaggio ed abituarsi ad un calcio propositivo, restando a pochi chilometri da London Colney.

A centrocampo il grande colpo è stato Partey. Qui mi stacco dalla figura di reporter e vesto i panni del tifoso: trovo Aouar un calciatore straordinario, giovanissimo, già con esperienza ma con dei margini di miglioramento ancora molto ampi.

Premesso ciò, ho ripetuto a chiunque mi chiedesse chi preferissi tra il numero 8 del Lione ed il mediano dell’Atleti come l'Arsenal avesse un disperato bisogno di un centrocampista di fisico da piazzare là in mezzo, al fianco di Xhaka, dando più libertà d’azione da Dani Ceballos.

50 milioni sono nulla in un mercato in cui vengono regolarmente spese delle cifre blu per giocatori non di gran livello.
Thomas Partey è la gemma che si va ad incastonare perfettamente nel cuore dell’Arsenal firmato Arteta: 27 anni [ quindi nel pieno della maturità], oltre 160 presenze nella Liga spagnola, 30 presenze in Champions League, due trofei internazionali vinti.

Anche solo per questo, nell'ipotesi remota che fosse arrivata solo la sua firma, il mercato meriterebbe almeno la sufficienza.

Discorso analogo per Willian Borges e per l’attacco. L’Arsenal aveva bisogno di aggiungere creatività e soprattutto un pacchetto di reti e assist alla trequarti, visti i rapporti incrinati con Özil.

Occasione più ghiotta non poteva presentarsi, con l’ex Shakhtar ai ferri corti con il Chelsea per il mancato rispetto delle promesse di un rinnovo di durata diversa e a cifre diverse.
Willian dev’essersi sentito non più importante come prima per Frank Lampard, nonostante la partecipazione a 20 reti la passata stagione, tra gol e assist.

Per Arteta, il nuovo numero 12 sembra un giocatore imprescindibile. Sempre presente in Premier League, ha già ricoperto tre posizioni diverse e l’ultima, quella tra trequartista nel secondo tempo della sfida contro lo Sheffield United, potrebbe essere la chiusura del cerchio di una trasformazione tattica che Arteta, post-figuraccia all’Etihad Stadium di Manchester, aveva accantonato in favore di un pragmatismo che ha permesso all’Arsenal di vincere due trofei.

Ora, con Partey e Gabriel, si può tornare a parlare di 4-3-3 o 4-2-3-1 e di calcio offensivo e propositivo.

Chiusura dedicata a Rúnar Alex Rúnarsson, portiere islandese prelevato dal Dijon in sostituzione di Emi Martínez, unitosi a titolo definitivo all’Aston Villa.

Un acquisto che non condivido.

Mi spiego.

L’Arsenal, come tanti altri Club di Premier League, ha un problema con la registrazione dei giocatori di più di 21 anni e Non Home Grown: due degli attuali calciatori della prima squadra finiranno infatti fuori rosa perché in sovrannumero.

C’era bisogno di andare a pescare il secondo portiere in una squadra di bassa classifica in Ligue 1, per completare la rosa? OK i costi contenuti ma avrei puntato ad altro.

Chi lo conosce parla di un portiere bravissimo coi piedi, da far invidia ad un centrocampista in fase di costruzione, ma che pecca di fondamentali come le uscite alte, la presa e la comunicazione con la difesa.

Io appartengo ancora alla scuola dei difensori che devono saper difendere, dei portieri che devono saper parare, dei centrocampisti che devono saper costruire o distruggere il gioco e degli attaccanti che devono saper sparare la palla nelle rete.

Piuttosto che Rúnarsson, avrei puntato a portieri più talentuosi o più esperti, sempre a costi contenuti e magari con lo status di Homegrown o U21.

Qualche nome? Darei finalmente una chance a Matt Macey, Jack Butland dello Stoke City, l’esperto Fraser Forster, già seguito in passato dall'Arsenal come potenziale secondo di Leno, o il sottovalutato Tom Heaton.

Detto ciò, il mio voto al mercato dell’Arsenal è un bell’OTTO pieno, meritato.

La difesa è stata rinforzata con Gabriel, a centrocampo Partey sarà un mind-changer, Willian creatività e assist e non dimentichiamo il rinnovo di Aubameyang e il ritorno di Dani Ceballos dal Real Madrid.

DIECI lo avrei dato se fossero arrivati anche un centrocampista creativo e un attaccante.

Alla prima lacuna di potrebbe porre rimedio reintegrando in rosa uno dei più bravi trequartisti del calcio moderno.

Ma questa è tutta un’altra storia...

@Maxi_Gooner

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