23 ottobre 2020

Si scrive Mikel, si legge Unai.
Prima che iniziate a prendermi a male parole, lasciatemi aprire una piccola finestra temporale:
maggio 2018, un po’ a sorpresa l’Arsenal annuncia l’ingaggio di Unai Emery come successore di Arsène Wenger.

Lo spagnolo, fin da subito, mette in chiaro quali sono le priorità: tornare competitivi contro le rivali dirette e sistemare la fase difensiva, orripilante.

Nonostante gli inizi promettenti, la carriera di Unai Emery all’Arsenal diventa presto una lenta discesa agli inferi, tra il quarto posto mancato pur partendo da una posizione di classifica favorevole e la scoppola rimediata dal Chelsea in finale di FA Cup, a Baku.

Il gioco è inesistente, alcuni giocatori sono visibilmente frustrati, i tifosi iniziano a mugugnare ed ecco che, in seguito alla sconfitta interna contro l’Eintracht Francoforte, il basco viene esonerato.
Unai Emery sarà rimasto in carica per poco di più di 18 mesi, lasciando l’Arsenal esattamente dove l’aveva trovato.

Dopo la parentesi Ljungberg, chiamato a tenere a galla il barcone, viene scelto Mikel Arteta - il miglior vice-allenatore al mondo: conosce l’Arsenal, ha lavorato con Arsène Wenger e Pep Guardiola, è cresciuto nel Barcellona...ci farà divertire!

Ecco, diciamo che ci ha fatto vincere: per il divertimento ripassate domani.

Anche ieri, a casa del Rapid Vienna, abbiamo faticato a creare gioco: troppo macchinosi, troppo sbilanciati, poveri di idee quando non possiamo lanciare Pierre-Emerick Aubameyang e quindi incredibilmente prevedibili.

Abbiamo vinto, almeno quello, e portato a casa i tre punti in quella che in teoria dovrebbe essere la partita più difficile del girone.

C’è di bello che non prendiamo più le grosse imbarcate che prendevamo sia con Arsène Wenger che con Unai Emery; c’è di bello che la nostra difesa è bene organizzata, solida e affidabile - finalmente; c’è di bello che i giocatori, quando non sono in possesso, sanno come mettersi in campo, quando pressare e quando attendere, e in quali zone del campo andare a chiudere l’avversario.

Capite dove voglio arrivare? In meno di un anno solare, nonostante una pandemia inedita e tante gatte da pelare, Mikel Arteta è riuscito dove Unai Emery aveva fallito: tornare competitivi contro le grandi e rinsaldare la difesa.

Lo ha fatto quasi immediatamente, fin dagli esordi, nonostante Shkodran Mustafi, Sokratis, David Luiz e Sead Kolašinac; lo ha fatto trasmettendo idee chiare e princìpi di base non-negoziabili ma soprattutto lo ha fatto instaurando quella disciplina di spogliatoio che il basco non ha mai saputo instillare.

Benissimo, Mikel ma quand’è che torniamo a vedere un po’ di calcio?

Quand’è che Pierre-Emerick Aubameyang sarà un po’ meno solo là davanti? Quand’è che Nicolas Pépé e Willan potranno sbizzarrirsi tra le fasce e la trequarti? Quando vedremo di nuovo uno dei nostri centrocampisti nei pressi dell’area di rigore avversaria?

Batti un colpo, Mikel!

@ClockEndItalia

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