02 novembre 2020

Dobbiamo parlare di Gabriel.

La partita di ieri, ad Old Trafford, ha confermato quanto di buono sta facendo il brasiliano e, se possible, elevato ulteriormente il suo status di colonna imprescindibile.
Aspettavamo tutti William Saliba come una sorta di Messia, invece è stato il buon Gabriel Magalhães a diventare subito l’elemento in grado di solidificare una linea difensiva troppo morbida.

Uso volontariamente il termine morbida perché ciò che mi impressiona di più, quando osservo l’ex difensore del Lille, è la sua fisicità: sempre incollato all’avversario, aggressivo nell’uno contro uno e deciso nell’usare le maniere forti, quando necessario.

Pagherà senz’altro questa sua caratteristica, soprattutto quando gli arbitri cominceranno a fare attenzione a quanto usi le mani nei suoi duelli uno contro uno, ma almeno abbiamo di nuovo un difensore che attacca, anziché temporeggiare in eterno; è dai tempi di Kolo Touré e soprattutto Sol Campbell che non vedevo tanta aggressività sull’avversario diretto e devo dire che è una bella boccata d’ossigeno, se comparata al modo in cui Shkodran Mustafi, Rob Holding, Calum Chambers e David Luiz sono soliti difendere, arretrando sempre fin dentro l’area.

Come accennato, non andrà sempre bene e ci costerà forse qualche rigore ma la partita di ieri sera ha confermato che siamo riusciti a scovare un giocatore di grande caratura, ad un prezzo tutto sommato ragionevole: il brasiliano, infatti, è arrivato dal Lille per una cifra vicina ai 27 milioni di sterline, che lo posiziona al SETTANTESIMO (!) posto tra i difensori più cari della storia: prima di lui ci sono elementi rivedibili come Diallo, Lindelöf, Caldara, Otamendi, Aké e perfino la  meteora Mangala; un affarone insomma, di quelli che sapevamo portare a casa durante i tempi d’oro della premiata ditta Wenger&Dein, coadiuvata da Cagigao.

Nonostante sia ancora troppo presto per emettere un giudizio definitivo su Gabriel, il brasiliano è il giocatore che mi ha sorpreso di più per rendimento e maturità; non mi aspettavo fosse preso in considerazione per il un posto da titolare - o almeno non così in fretta - e credevo che lo avremmo visto più che altro in Europa League, Carabao Cup e magari qualche partita di Premier League non troppo complessa, invece eccolo titolare a casa del Manchester City e del Manchester United, a comandare la linea difensiva e tenere sotto controllo gli avversari più pericolosi, da Sergio Agüero a Marcus Rashford, passando per Jamie Vardy, all’Emirates Stadium.

L’unica volta che abbiamo incassato più di un gol, ad Anfield, lui non è sceso in campo; con lui tra i titolari, siamo a 4 gol subiti in 6 partite disputate e due clean-sheet, per distacco la miglior difesa di tutta la Premier League.

Possono cambiare i compagni di reparto, il suo rendimento non scenderà: ha giocato con Rob Holding o Shkodran Mustafi o David Luiz sulla propria destra e Kieran Tierney o Sead Kolašinac sulla propria sinistra, senza cambiare di un soffio la sua volontà di aggredire, recuperare palla e far ripartire l’azione con rasoiate oltre il centrocampo avversario o un’accelerazione palla al piede.

In una serata piovosa come quella di ieri, in un palcoscenico tra i più prestigiosi d’Europa, in una partita che si portava dietro pressioni enormi, Gabriel ha dato il meglio di sé e comandato da veterano la linea difensiva, senza aver nessuna paura: nemmeno quando, pur già ammonito, ha chiuso in scivolata su un veterano come Matic, che stava palesemente cercando il rigore: intervento duro ma pulito, palla in corner e il serbo che corre a piagnucolare da Dean, implorandolo di controllare con il VAR: avrei preferito rivederlo, quell’intervento, talmente era impeccabile.

In una serata come quella di ieri, si è scatenata la tempesta perfetta sopra Manchester.

@ClockEndItalia

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