06 novembre 2020

 
Hey Joe, where are you going to run to now?
Hey Joe, where are you going to run to?
Dove corri, Joe? Parole di Jimi Hendrix in una delle sue canzoni migliori; fortunatamente il parallelo tra il nostro Joe e quello della canzone non esiste, oppure il povero Willock sarebbe in guai grossi.
Joe Willock corre, sempre e comunque, non per scappare dalla polizia ma per creare scompiglio sulla trequarti e soprattutto trovare l’inserimento giusto in area di rigore.

Abbiamo bisogno di Joe Willock.

L’Arsenal ha bisogno di Joe Willock.

Ad essere sinceri, l’Arsenal ha bisogno del giocatore che Joe Willock potrebbe essere, più di quello che è oggi: a 21 anni compiuti da poco, è normale che Joe non sia ancora il Joe di cui abbiamo bisogno, tuttavia i segnali sono più che incoraggianti per un giocatore che è rimasto troppo a lungo senza un ruolo ben definito.

Troppo offensivo per giocare a centrocampo, non abbastanza tecnico per giocare da trequartista, troppo poco fantasioso per giocare da ala, non abbastanza aggressivo per giocare da attaccante o seconda punta, il povero Joe sembrava destinato a perdersi ed è andato molto vicino a lasciare l’Arsenal a più riprese, l’ultima pochi mesi fa.

Mikel Arteta ha ammesso di aver valutato l’idea di separarsi dal giocatore, senza specificare se in modo temporaneo o permanente, ma ha poi cambiato idea e lo ha confermato nel gruppo della prima squadra.

Da allora, Joe Willock ce la sta mettendo tutta per scalare le gerarchie e trovare un posto al sole, sgomitando il più possibile sia con i compagni che giocano più bassi a centrocampo - Granit Xhaka, Dani Ceballos, Mohamed Elneny e Thomas Partey - sia con quelli che giocano in posizione più avanzata come Mesut Özil, Willian, Bukayo Saka o Emile Smith-Rowe.

Pur di mandare in campo Joe Willock, Mikel Arteta ha accettato di cambiare il suo modulo ibrido e ha virato su un più classico 4-2-3-1 in fase di possesso palla, rispetto al solito 4-3-3: il giovane centrocampista inglese è diventato l’uomo incaricato di collegare centrocampo e attacco sia contro il Dundalk che ieri sera contro il Molde, un ruolo che inizialmente Mikel Arteta non aveva previsto.

Le ultime due partite, pur contro avversari modesti, hanno dimostrato che Joe Willock è un elemento dalle multiple sfaccettature e non semplicemente un centrocampista centrale: si allarga per andare a combinare con le ali, si abbassa per offrire angoli di passaggio, viene a prendersi il pallone per trascinarlo fisicamente nei pressi dell’area di rigore avversaria ma soprattutto si inserisce negli spazi creati dagli attaccanti, cosa che gli altri centrocampisti a disposizione di Mikel Arteta faticano a concepire - ad eccezione del solo Bukayo Saka.

Mi spiace essere ripetitivo ma in un centrocampo come il nostro, che troppo spesso si accontenta di muovere il pallone e poi restare a guardare, abbiamo bisogno di questo pizzico di anarchia, questo coraggio di osare anche a costo di sbagliare: l’arrivo di Thomas Partey, uno che non ha certo paura di prendersi rischi e responsabilità, ha aiutato in questo senso ma serve qualcuno con maggiore senso del gol, qualcuno in grado di capire in anticipo dove potrebbero crearsi gli spazi più interessanti e Joe Willock è già incredibilmente bravo, in tutto ciò.

È tempo di concedere più spazio, minuti e fiducia al nostro Joe, pur con tutti i rischi del caso; è l’unico modo che abbiamo per ritrovarci tra le mani il Joe Willock di cui abbiamo bisogno.

@ClockEndItalia

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