02 dicembre 2020


Championship Manager 2001/02 è tornato.
La miglior simulazione manageriale mai creata è tornata improvvisamente di moda grazie alla finestra spazio-temporale aperta dal governo e dal popolo inglesi e la loro famigerata Brexit.

La data di non ritorno si avvicina e d’improvviso ritorno ai pomeriggi passati ad attendere invano che un potenziale nuovo acquisto dell’Arsenal ricevesse il tanto agognato Work Permit per poter essere tesserato; troppi trasferimenti saltati, troppe delusioni, troppe gemme dell’est europeo e del sudamerica a cui è stato impedito di vivere un sogno.

Eccoci di nuovo qui, vent’anni dopo, grazie alla Brexit.

È di ieri un comunicato stampa estremamente dettagliato che spiega come sarà il calciomercato, una volta che il Regno Unito non farà più parte dell’Unione Europea: come qualsiasi altro lavoratore straniero, un calciatore in provenienza da un Paese straniero dovrà ottenere un Governing Body Endorsement al fine di poter ottenere il diritto a giocare in Premier League o Football League e per ottenerlo dovrà accumulare almeno 15 crediti.

I criteri sono piuttosto semplici:

PRESENZE INTERNAZIONALI (Giovanili e Nazionale maggiore)

Qualsiasi giocatore di una Nazionale tra le prime 30 del ranking FIFA ha ottime possibilità di ottenere un GBE, perché basterà aver giocato poco più della metà delle partite per riceverlo; le cose si complicano per le Nazionali con un rating FIFA molto basso oppure per i giocatori che sono nel giro ma non giocano con abbastanza regolarità.

Dispiace vedere che si premia ancora un certo elitarismo, perché un giocatore con appena il 30% di presenze in una Nazionale nel Top 10 avrà il suo bel GBE, mentre un titolare fisso in una Nazionale oltre il 51esimo posto otterrà appena 2 crediti.

Un giocatore come Thomas Partey, ad esempio, vale meno di una riserva dell’Austria, degli Stati Uniti o del Venezuela.

PRESENZE CON IL CLUB (Campionato, Coppe Nazionali e Continentali)

Anche in questo caso, porte spalancate (o quasi) per chi proviene da uno dei cinque campionati maggiori, ovvero Premier League, Serie A, Bundesliga, Ligue 1 e La Liga e per chi gioca regolarmente in Champions League o Copa Libertadores; più complicato il discorso per i campionati maggiori di Brasile e Argentina, o per la Scottish Premier League - per citare alcuni esempi - i cui titolari sono equiparati alle riserve delle Big 5: una riserva del Real Madrid infatti vale quanto un titolare inamovibile in Argentina, Brasile o Scozia.

CLUB DI APPARTENENZA (Risultati Nazionali e Continentali)

Ormai avrete capito il trend: è praticamente impossibile non ottenere un GBE se sei tesserato per un grande Club europeo.

Secondo il modello ideato dalla Football Association, infatti, il solo far parte di una squadra che finisce sul podio di uno dei cinque maggiori campionati europei porta in dote almeno 5 punti, oltre un terzo di quelli richiesti per ottenere il lasciapassare.

Poco importa se il giocatore in questione mette piede in campo, una buona fetta delle sue possibilità di ottenere un GBE è garantita dal suo status. Cadeau.

Ancora una volta, sarà molto più complicato per i giocatori che provengono ad esempio da 2. Bundesliga, Ligue 2 o La Liga 2, considerate alla stregua del campionato austriaco, ceco, svizzero e la Major League Soccer americana, a prescindere da prestazioni, talento e risultati.

Le linee guida sono chiare e non posso dire di essere entusiasmato dall’ennesimo esempio di miopia gestionale: ottenere la libera circolazione è stato un risultato storico e credevo, ingenuamente, che fosse ormai un diritto acquisito - ed invece eccoci qui a parlare di nuove chiusure e nuovi giri di vite.

Il calciomercato post-Brexit sarà più burocratico e meno poetico, con le sue tabelle a punti e un Exceptions Panel a decidere in maniera puramente soggettiva chi, non essendo arrivato ai fatidici 15 crediti, potrà comunque ottenere un GBE.

Un gruppetto di tre esperti valuterà i casi più spinosi e potrà deliberare liberamente, senza troppi limiti, purché un giocatore “sia stato penalizzato da circostanze eccezionali (?), senza le quali avrebbe raggiunto i 15 punti” oppure “il giovane giocatore abbia un talento significativo (?) o qualità sufficienti (?) per giustificare la concessione di un GBE da parte del comitato”.

C’è un’ultima, sanguinosa decisione che mi ha lasciato di stucco: ogni Club potrà tesserare un massimo di sei giocatori U21 (limitato a 3 per la finestra di mercato di gennaio) e sarà vietato acquistare giocatori U18.

Con queste regole, l’Arsenal e la Premier League non avrebbero mai potuto ammirare Cesc Fàbregas, Nicolas Anelka, Alex Song, Gaël Clichy e tanti altri giovanissimi, prelevati quando ancora minorenni e cresciuti a Hale End.

Potenzialmente, i prossimi Lionel Messi e Cristiano Ronaldo non potrebbero sbarcare in Premier League fino al compimento del diciottesimo compleanno e sicuramente finirebbero certamente in un altro campionato, ben prima di quella data.

Come spiega Arseblog meglio di me, privare tanti giovani di un’esperienza così formativa è una follia, perché anche coloro i quali non dovessero sfondare nel calcio professionistico avrebbero accumulato un tale bagaglio culturale tale da uscirne infinitamente più ricchi.

Invece, in nome di un non meglio specificato orgoglio nazionale, ci ritroviamo a fare un enorme passo indietro e isolare ulteriormente la Gran Bretagna - già di per sé un’isola, con tutti i limiti che ciò comporta - dal resto del continente.

Così ha deciso il popolo britannico e al resto d’Europa non resta che adeguarsi, compresi i Club di calcio: l’Arsenal sarà pronto per un tale cambiamento?

@ClockEndItalia

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