14 dicembre 2020


Londra, domenica 13 dicembre 2020, ore 21:26 - il momento in cui tutto è cambiato, forse per sempre.
Richiamato dal VAR, l’arbitro Graham Scott cambia il colore del cartellino sventolato a Granit Xhaka da giallo a rosso.

Decisione ineccepibile, visto il comportamento dello svizzero, e improvvisamente la mente torna ad un altro momento negativo, con protagonista il centrocampista elvetico: la sostituzione, i fischi, i gestacci al pubblico in risposta alla contestazione e la maglia sfilata e gettata a terra.

Quel giorno, oltre alla fascia da capitano, Granit Xhaka sembrava aver perso anche il privilegio di indossare la prestigiosa maglia dell’Arsenal, sembrava non potesse esserci ritorno dopo quell’episodio. Lo svizzero, invece, complice l’arrivo sulla panchina di Mikel Arteta, ha trovato il modo di rientrare in squadra e ricostruirsi un’immagine agli occhi dei tifosi - molti dei quali rimasti comunque scettici.

Ieri sera, con quell’espulsione, Granit Xhaka ha molto probabilmente commesso il suo ultimo errore in maglia biancorossa.

Oltre che stupido e imbarazzante, quel gesto folle ha cambiato completamente le dinamiche della partita, arrivando in un momento in cui stavamo premendo con continuità nella metà campo del Burnley e sembravamo avvicinarci sempre di più al gol del vantaggio e - forse - della svolta.

Dopo la sconfitta interna contro i Wolves e quella a casa degli Spurs, tornare a vincere contro gli uomini di Dyche avrebbe restituito ossigeno al manager, ai giocatori e a noi tifosi, oltre ad allontanare qualche brutto spettro dall’Emirates Stadium.
Per una squadra in crisi di fiducia e reduce da un primo tempo scialbo, lo sforzo per assediare il Burnley nei propri trenta metri e creare occasioni da gol in sequenza dev’essere stato enorme e il contraccolpo di ritrovarsi in inferiorità numerica, proprio in quel momento, una mazzata dalla quale è difficile riprendersi.

Tale lo scorpione della favola del Pañcatantra, l’elvetico ha mostrato di nuovo la sua vera natura di giocatore che reagisce in maniera scomposta quando sotto pressione - il contrario di quanto dovrebbe fare un veterano, per di più con aspirazioni da capitano.

Noi povere rane, dai tifosi ai compagni di squadre e al manager, stiamo affondando per aver creduto che uno scorpione potesse trasformare la propria natura ed essere qualcosa che evidentemente non è.

Non si può nemmeno parlare di tradimento, perché uno scorpione rimarrà per sempre uno scorpione ma Mikel Arteta ora ha l’obbligo di fare in modo che non succeda mai più - nè con Granit Xhaka, né con qualsiasi altro scorpione in seno alla squadra.

Il veleno non può circolare all’interno di quell’organismo in difficoltà che è il nostro spogliatoio, finirebbe inevitabilmente per ucciderlo.

@ClockEndItalia

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