04 dicembre 2020


Tanti pensieri scorrono nella testa di un tifoso dell’Arsenal da qualche settimana.
I Gunners, mai come quest’anno, si ritrovano al centro di critiche e di discussione, dall’operato di Arteta a quello di Edu in fase di mercato. Come si spiega l’andamento deludente in Premier League? Come si spiega il “non gioco” degli ultimi mesi? Perché Aubameyang non segna più un gol ogni due partite? Può sembrare strano, ma la rosa in estate è stata rinforzata con elementi di qualità, il roster a disposizione (se consideriamo anche i “fuori rosa”) di Mikel avrebbe tutte le carte in regola per proiettare le ambizioni dell’Arsenal su tutt’altra classifica.
La dimensione non può essere quella di una squadra che lotta per il 7º posto (Europa League).

Una risposta si può certo trovare nella lettura tattica del calcio che ci sta proponendo il tecnico spagnolo.

Ricordate i primi mesi in panchina quando l’Arsenal cercava di proporre qualcosa di nuovo, un calcio offensivo e che coinvolgeva gli attaccanti e i trequartisti? Nelle sfide con Bournemouth, Chelsea (nonostante avendo perso), Manchester United, Newcastle ed Everton della passata stagione avevamo visto una squadra ben disposta in campo, un gioco fluido, veloce e che sapeva ben sfruttare le qualità di Mesut Özil. Il tedesco fungeva da collante tra il centrocampo e l’attacco, il rendimento era tornato ad essere molto convincente. La squadra attaccava con molti uomini e difendeva con altrettanti nel 4-2-3-1 del primo Arteta.

 

Aubameyang era capace di segnare con continuità anche da posizione esterna, Xhaka si abbassava ad impostare sulla linea dei difensori (leggermente più avanzato) per consentire la salita del terzino. Insomma, in fase di possesso, l’Arsenal sapeva sempre cosa fare. Poi il lockdown, poi la vicenda Özil e tutti sappiamo com’è andata a finire.

Con il passaggio alla difesa a 3 di quest’anno la difesa è risultata più solida in qualche match contro le big (United e City in particolare) ma il sistema ne ha risentito dal punto di vista offensivo, enormemente. Siamo una delle squadra che tira di meno in Premier League per un motivo: essenzialmente i centrocampisti in fase di possesso non hanno linee di passaggio per i giocatori offensivi.

Xhaka, Ceballos, Partey Elneny sono ottimi centrocampisti presi singolarmente, ma in un sistema di gioco necessitano di una pedina di qualità (proprio come Özil) che sappia verticalizzare la manovra con più fantasia. Anche con la difesa a 4, con due terzini di spinta come Bellerín e Tierney, il risultato è stato disastroso: hanno sbattuto la testa contro Saka, Willian e Aubameyang, prestandosi i piedi in molte occasioni. Arteta ha complicato le cose negli ultimi mesi in maniera incredibile: manovra troppo ragionata, troppo passivo l’apporto di Aubameyang che ha messo a segno solamente 2 gol (di cui 1 su rigore) e sembra il lontano parente dello striker infallibile che conoscevamo. Arteta sta rendendo il calcio un gioco troppo difficile, è come se i giocatori volessero creare sempre un gol perfetto. Il gioco invece è fatto proprio da gesti semplici compiuti con grande intensità, scatto e forza. Tutte qualità che stanno mancando ai Gunners.

 

Il “giropalla a U” lo stiamo vedendo troppo spesso: è il sintomo della mancanza di idee.

E pensare che uno dei migliori trequartisti del calcio moderno è sotto contratto ma le partite le guarda in tv; così come un difensore pagato 30 milioni di euro e ritenuto da molti il futuro migliore difensore francese.

Pensate come sarebbe averli tutti e due a disposizione.

Maitland-Niles relegato in panchina nei match che contano, Pépé che si accende solo in Europa League, Lacazette troppo arretrato, Saka non è un terzino, Sokratis e Mustafi non sono poi così tanto inferiori a Luiz, anzi.

Tutte queste sentenze sembrano buttate lì, ma evidenziano la confusione dello stato attuale.

Penso a squadre come Ajax, Lille, Atalanta, Villarreal e vedo ordine, invece: credere nel proprio calcio, differenziarsi nello stile, ottenere risultati col tempo.

L’Arsenal ha i mezzi per ripartire, lì ha in casa: l’augurio è che Arteta non ripeta (scusate il gioco di parole) le sciagure viste di recente all’Emirates e sappia dare un'anima a questi calciatori.

Già a partire da domenica, nel North London Derby.

@LorGooner

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