31 dicembre 2020

Addio 2020, benvenuto 2021!
Come racconta molto meglio di me Nick Hornby nel suo celebre Febbre a 90°, caposaldo della letteratura legata all’Arsenal, per noi tifosi è molto più facile ragionare in stagioni calcistiche che anni solari, quindi questo passaggio tra un anno e l’altro non è altro che il crocevia della stagione.

I nostri anni iniziano generalmente il 1° luglio e terminano, per i più fortunati, a metà maggio.

Il nostro capodanno, quando l’annata è memorabile, si festeggia a Wembley o in un grande stadio europeo, in un’atmosfera calda e festosa, anziché sulla neve o al freddo di una città congelata dai morsi dell’inverno.

Tuttavia, a volte siamo costretti ad allinearci ai non calciofili e segnare qualche data importante sul calendario, tra cui appunto il 31 dicembre: addio 2020, quindi, e benvenuto 2021!

Così, 258 articoli e 58’644 visualizzazioni più tardi, è arrivato il momento per tirare le somme di un anno solare che rimarrà negli annali per le ragioni sbagliate ma che, almeno sul versante calcistico, è stato un crescendo di positività e ottimismo.

Se riavvolgiamo velocemente, infatti, il 2020 è iniziato con una roboante vittoria ai danni del Manchester United, all’Emirates Stadium: del 2-0 senza appello rifilato agli uomini di Solskjaer, all’epoca scrivevo quanto segue: “Il modo in cui la squadra ha cambiato volto in così poco tempo è davvero stupefacente, quasi incredibile: degli undici titolari scesi in campo ieri sera, nove erano fedelissimi di Unai Emery eppure sembrano giocatori completamente diversi, rispetto a qualche mese fa.”

Nonostante qualche pareggio di troppo nel prosieguo del campionato, la sensazione che Mikel Arteta potesse riportarci ai piani alti della classifica è rimasta immutata nei mesi successivi, fino a fine febbraio, momento in cui tutto è cambiato: alla cocente eliminazione in Europa League per mano dell’Olympiacos, corsaro all’Emirates Stadium, è seguita la diagnosi positiva al Covid-19 di Mikel Arteta e un lungo, inatteso stop alle competizioni.

L’avanzare lento ed incerto della primavera, gravata di dubbi e incertezze cui l’umanità non aveva affrontato da oltre un secolo, ha lasciato spazio all’estate e con essa al ritorno in campo dell’Arsenal, una volta che l’epidemia è stata più o meno arginata.

Alla prevedibile sconfitta all’Etihad Stadium ha fatto seguito un’altra battuta d’arresto, dalle conseguenze ben più considerevoli, quella dell’AMEX Stadium.

Quel pomeriggio, a Brighton, Bernd Leno si è infortunato gravemente al ginocchio, Mattéo Guendouzi si è giocato il proprio futuro al Club e Mikel Arteta ha rinnegato tutti i suoi principî in un sol colpo.

L’Arsenal di coppa di Mikel Arteta è nato quel pomeriggio, tra le mura dello spogliatoio dello stadio di Brighton: Emiliano Martínez è diventato l’eroe che non t’aspetti, il modulo è passato da 4-2-3-1 a 3-4-3 e giocatori come Ainsley Maitland-Niles, lo stesso portiere argentino e Dani Ceballos si sono trasformati in elementi imprescindibili.
Abbiamo vinto quattro partite di fila in campionato, siamo tornati a credere in una miracolosa qualificazione europea ma soprattutto abbiamo alzato la FA Cup a Wembley, dopo aver battuto il Manchester City in semifinale e il Chelsea in finale.

Sembrava l’inizio di qualcosa di meraviglioso, come suggerivano anche la vittoria ai rigori del Community Shield, contro il Liverpool campione di tutto, e il rinnovo del contratto di Pierre-Emerick Aubameyang ma l’euforia è durata poco: tra le tante vicissitudini societarie che hanno visto partire Raúl Sanllehí, Francis Cagigao e quasi tutti gli osservatori in forza al Club (oltre a Gunnersaurus), i balbettii della squadra in campo e una rosa costruita in maniera quanto meno cervellotica, siamo precipitati in un baratro dal quale fatichiamo ad uscire.

La squadra è scesa fino al 16esimo posto in classifica dopo una serie di otto partite senza vittorie, Mikel Arteta è finito sul banco degli imputati insieme a tanti giocatori e al direttore tecnico Edu, che ha coordinato la costruzione di una rosa così mal assortita. L’impossibilità di trovare acquirenti per Sokratis, Lucas Torreira e Mattéo Guendouzi, l’assurda gestione di William Saliba e l’esclusione dalle liste UEFA e Premier League di Mesut Özil hanno trasmesso l’immagine di un Club alla deriva, senza un’idea precisa e senza un piano vero; nonostante l’ottimo rendimento di un altro nuovo acquisto, il brasiliano Gabriel, l’eco del triennale offerto a Willian non si è mai placato e con esso le polemiche sollevate da un acquisto considerato più come un favore ad un agente amico che come vera necessità della squadra.

Eppure il campionato era iniziato bene, con una vittoria per 3-0 a casa del Fulham cui aveva fatto seguito uno striminzito 2-1, ma alla lunga le lacune della squadra sono venute a galla e gli avversari hanno capito che lasciandoci palla e campo avrebbero rischiato poco o nulla e avrebbero avuto almeno un’opportunità per colpirci in contropiede.

L’autunno è stato avvelenato da troppi risultati negativi e prestazioni indifendibili, come se squadra e allenatore avessero improvvisamente perso il filo del proprio progetto e navigassero a braccio; solo il cammino in Europa League e le prestazioni dei giocatori più giovani hanno rappresentato uno spiraglio di ottimismo, mentre la situazione in campionato si faceva sempre più preoccupante e la crisi veniva ufficialmente aperta dopo la terza sconfitta casalinga consecutiva, per mano dei Wolves.

È arrivato l’inverno e con esso la consapevolezza che tutto fosse di nuovo da rifare, che Mikel Arteta non avrebbe potuto far cambiar rotta alla squadra e soprattutto non avrebbe potuto risolvere i problemi più profondi che attanagliano il Club; tutto questo fino al miracolo di Santo Stefano e la vittoria interna contro il Chelsea, liquidato con un 3-1 che sarebbe dovuto essere meno tribolato e più sostanzioso.

Eccoci di nuovo in pista, ecco una squadra di nuovo in campo con il 4-2-3-1 e con tanti giovani a trascinare i più anziani con la loro spregiudicatezza e il loro entusiasmo.

Non siamo usciti dal tunnel ma per lo meno vediamo una piccola luce, laggiù in fondo.

Siamo tornati a vincere, abbiamo bissato il successo con un risicato 1-0 in trasferta all’AMEX Stadium e siamo pronti a dare il benvenuto al 2021.

L’augurio è che prenda esempio dai primi mesi dell’anno che sta finendo, senza nuove brutte sorprese.

@ClockEndItalia

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