17 febbraio 2021

Inizia l’Europa League!
Sarà che Dundalk, Malmö e Rapid Vienna non hanno offerto tutta questa magia; sarà che la fase a gironi, per definizione, è una grossa rottura di scatole ma sento che la nostra avventura europea, di fatto, inizia solo ora.

Ora che ci si gioca la qualificazione tra andata e ritorno, ora che i margini d’errore sono quasi azzerati, ora che aleggia lo spettro, eccitante e spaventoso allo stesso tempo, di supplementari e rigori, l’Europa League assomiglia ad una competizione alla quale vale la pena partecipare.

L’avversario, il Benfica di Juan Jesus, è perfetto per fingere di sentire quel profumo di Europa che conta, di sfida di cartello, e illudersi che importi davvero a qualcuno dell’Europa League.

Peccato si sia messo di mezzo il Covid-19 a complicare i piani, però da una parte aggiunge un pizzico di folklore alla sorella meno fortunata della Champions League, quella che cerca invano di farsi bella e farsi notare dai notabili del paese, finendo però con l’essere inevitabilmente trasparente agli occhi di tutti.

La gara di andata, in trasferta, la giochiamo a Roma: normale.

La gara di ritorno, in casa, la giochiamo ad Atene: impeccabile.

Spiace vedere che l’Arsenal è a Roma ma nessun tifoso italiano potrà essere presente per sostenere la squadra. Lascia l’amaro in bocca essere lì a due passi eppure così lontani da giocatori che, quando va bene, possiamo vedere dal vivo un paio di volte a stagione.

Sono lì, a portata di mano, eppure inavvicinabili: avremmo tutti voluto gridare a Bukayo Saka che è il più forte di tutti, a Gabriel Martinelli che il suo momento arriverà, a Nicolas Pépé che ci crediamo profondamente, a Emile Smith Rowe di trovare un parrucchiere bravo, a Héctor Bellerín che possiamo insegnargli come battere le rimesse laterali, a Kieran Tierney di coprirsi e non fare il duro a tutti i costi, a Martin Ødegaard di fare un sorriso ogni tanto, a David Luiz di non rovinare tutto e a Willian che, nonostante tutto, prima o poi anche lui si sbloccherà.

Peccato non poter far niente del genere, potremo farlo dal divano e continuare a credere che, per qualche strano motivo, i giocatori sentano davvero le nostre indicazioni tattiche gridate alla TV e si adeguino di conseguenza.

(Ri)comincia l’Europa League, ricomincia il leggero friccichio del dentro o fuori e soprattutto ricomincia la disperata rincorsa alla Champions League, il sacro Graal, l’obiettivo ultimo di ogni Club d’Europa.

Purtroppo la classifica in Premier League non ci consente grande ottimismo, quindi ci voltiamo verso l’Europa League e le facciamo gli occhi dolci.
Da vigliacchi opportunisti, facciamo la corte alla sorella sfigata per puntare alla sorella attraente. Una vergogna.

Amiamo così tanto l’Europa League da volerla conquistare per non averci mai più a che fare.

@ClockEndItalia

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