03 febbraio 2021

Brain Farts, è così che le chiamano gli anglofoni.
La decisione di Craig Pawson, l’intervento del VAR, l’uscita maldestra di Bernd Leno: tutte scorregge cerebrali, se mi passate il francesismo.

Fatico ad accettare il risultato di ieri perché troppo falsato da quanto successo tra il 46’ e il 47’, quando tutto è precipitato: al 46’28” Adama Traoré spedisce fuori un cross, Bernd Leno raccoglie il pallone e restano 20” da giocare; tra una perdita di tempo e l’altra, il portiere tedesco rilancia quando il cronometro mostra 46’58” ma Pawson non fischia l’intervallo.

Il pallone finisce sulla testa di Coady, che respinge verso la metà campo: ancora niente da parte di Pawson, si gioca. In quel preciso istante, cambia tutto: David Luiz si alza per andare a contrastare Willian José, che riesce però ad appoggiare indietro su Moutinho, che subito imbecca Podence nello spazio libero sulla trequarti.

Rob Holding esita e non chiude sul portoghese, lasciandogli tempo e spazio per servire Willian José in profondità, sul quale David Luiz è in ritardo, e il resto è storia.

Craig Pawson punta il dischetto e espelle David Luiz, il VAR si prende otto millisecondi per rivedere l’azione e convalidare la scelta dell’arbitro.

Ruben Neves pareggia dal dischetto e i Wolves giocano il secondo tempo con un uomo in più, trovando quasi immediatamente il gol del vantaggio grazie a Joao Moutinho, che pesca il jolly della carriera da oltre 30 metri.

Prima e dopo, tante altre scorregge cerebrali che hanno influito sul risultato finale: la conclusione insensatamente forte di Bukayo Saka dopo 30”, che trova il palo e non la rete; Mikel Arteta che toglie prima Alexandre Lacazette per Gabriel, facendo arretrare la squadra di 15 metri, e poi Nicolas Pépé per Pierre-Emerick Aubameyang, impalpabile come ogni volta che giochiamo contro un blocco difensivo basso; Bernd Leno che giudica male il rimbalzo del pallone e, nel panico, tocca il pallone fuori area con il gomito, cercando goffamente di camuffare il gesto da colpo di testa.

Finiamo in nove contro undici, rischiamo di pareggiarla grazie ad un’incursione di Héctor Bellerín ma ce ne torniamo a Londra con la prima sconfitta in otto partite e troppi rimpianti.

Era un po’ di tempo che l’Arsenal non faceva l’Arsenal, nel senso di darsi la zappa sui piedi senza ragione apparente, quindi prima o poi doveva succedere: speriamo solo che sia fatta, che l’inevitabile sia avvenuto e finalmente alle spalle, così da giocarci il resto della stagione senza altre autodistruzioni e magari senza sabotaggi esterni à la Pawson and VAR.

Come ho scritto lunedì, avremo bisogno anche di un po’ di c*** per uscire bene da un periodo pieno di impegni complicati, purtroppo l’inizio non è stato dei migliori.

Voltiamo pagina, dimentichiamo quanto successo al Molineux e proviamo a ripartire di slancio - niente più brain farts, per favore.

@ClockEndItalia

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