08 febbraio 2021

Un punto in tre partite e la classifica piange.
Tuttavia, non è tempo di cadere in inutili isterismi: la squadra vista contro Manchester United, Wolverhampton e Aston Villa è valida.

È imperfetta ma valida: non siamo più quelli di ottobre e novembre, che facevano girare il pallone da destra a sinistra e viceversa, lasciando un vuoto cosmico sulla trequarti, e non trovavano modo di creare occasioni da gol; non siamo più quelli senza idee, senza impeto.

In compenso, siamo gli stessi che commettono errori stupidi e vengono puniti in maniera brutale. Quando si tratta dell’Arsenal, è come se venissimo condannati all’ergastolo per aver dato da mangiare ai piccioni a Venezia, una pena smisurata alla colpa.

Fino a quel maledetto minuto 47 del primo tempo contro i Wolves, tutto stava andando alla grande: cinque vittorie in sette partite, due pareggi che sembravano più incidenti di percorso che campanelli d’allarme, meritatamente in vantaggio al Molineux dopo aver giocato un calcio spettacolare e poi…

Brucia, perché in un solo colpo sono andati in fumo punti vitali, fiducia, aspettative per il resto della stagione e sono tornati inevitabilmente a galla tutti i limiti di alcuni nostri giocatori e di un manager promettente ma inesperto.

Era ovvio che Rob Holding, Cédric Soares, Héctor Bellerín, David Luiz e altri non fossero improvvisamente diventati dei fuoriclasse, tuttavia c’era la speranza che un sistema di gioco più consono alle caratteristiche della squadra potesse mascherarne gli evidenti difetti.

Purtroppo però i problemi di Rob Holding col pallone sono tornati ad essere lampanti, così come il fatto che Cédric Soares non sia un terzino sinistro e che Héctor Bellerín non è affidabile dalla trequarti in su, solo per citare qualche esempio.

Peccato, perché ciò nonostante avremmo comunque potuto portar via almeno il pareggio da Villa Park, se non fosse stato per la sostituzione inspiegabile attuata da Mikel Arteta al minuto 74: con Thomas Partey impossibilitato a continuare per l’ennesimo fastidio muscolare, il tecnico spagnolo ha mandato in campo Willian.

In un momento in cui Bukayo Saka e Nicolas Pépé stavano trovando ritmo e penetrazione sulla sinistra, creando pericoli con regolarità, il manager ha spostato l’ivoriano sulla corsia di destra e inserito il meno dinamico, meno atletico e meno ispirato dei suoi uomini, arrestando l’impeto della squadra con una mossa tattica più efficace di qualsiasi contromisura che Dean Smith avrebbe potuto prendere.

Immagino che se chiedessi a cinquanta allenatori a caso chi avrebbero fatto entrare tra Dani Ceballos, Gabriel Martinelli e Willian, solo Mikel Arteta avrebbe scelto quest’ultimo - bloccando di fatto l’unico sbocco efficace sulla fascia e intasando il corridoio centrale, dove l’Aston Villa non ha avuto problemi a difendere.

Una scelta difficile da capire e impossibile da difendere, una delle tante che Mikel Arteta ha irrimediabilmente sbagliato a Villa Park: togliere Alexandre Lacazette per mettere Pierre-Emerick Aubameyang, come sempre inutile contro la difesa schierata; scegliere Willian anziché Dani Ceballos o Gabriel Martinelli, aspettare troppo a lungo prima di arretrare Bukayo Saka nel ruolo di terzino, in modo da creare problemi a Cash - che fino a quel momento era libero di occuparsi solo di Nicolas Pépé, data l’incapacità di Cédric Soares di allargare il campo.

Il rammarico è tanto, perché il treno europeo sembra esserci sfilato davanti e ora raggiungerlo sarà una vera impresa, forse una missione impossibile.

Per quanto sia una stagione strana e la classifica corta, ci sono troppe squadre tra noi e l’Europa e potrebbero essercene ancora di più, quando quelle in ritardo avranno recuperato le partite che mancano.

Fortuna che ora c’è un’intera settimana per fermarsi, analizzare, lavorare sul campo e provare a ripartire.

Niente panico, ragazzi: facciamo un bel respiro, approfittiamo di questa pausa e ricominciamo a crederci.

@ClockEndItalia

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