22 marzo 2021

Novantatré minuti di concentrato di Arsenal 2020/21, in tutte le sue sfumature.
Se ci fosse un’essenza dell’Arsenal di questa stagione, sarebbe stata sintetizzata ieri pomeriggio.

Tanti errori, grande orgoglio, bel calcio, rischi inutili, occasioni sprecate, rimpianti - ecco il nostro Arsenal riassunto in novanta minuti di calcio, giocato per l’occasione allo Stadio Olimpico di Londra, dov’è di casa il West Ham.

Mi sono arrabbiato, mi sono rassegnato, mi sono detto che “forse…” quando Lacazette ha trovato l’angolino alto alle spalle di Fabianski, mi sono esaltato per il pareggio, sono svenuto quando Antonio ha preso il palo da zero centimetri e mi sono lasciato crollare sul divano quando Jonathan Moss ha mandato le squadre negli spogliatoi.

Avrei dovuto essere contento per la rimonta ma non ho potuto non rimpiangere una mezz’ora difficile da digerire e da perdonare, durante la quale il negativo che l’Arsenal non riesce a correggere è tornato a galla: gli avversari più pericolosi (Soucek, Lingard, Antonio) lasciati liberi di esprimersi al meglio, appoggi e posizionamenti sbagliati, circolazione del pallone da allenamento svogliato e zero comunicazione tra i giocatori - con il bonus di errori individuali da scuola calcio.

Il secondo gol, in particolare, è stato una collezione di sviste da far impallidire una qualsiasi squadra di terza categoria: prima i giocatori che girano le spalle ad una punizione per gli avversari, poi il portiere che lascia passare il pallone sotto la mano.

Mi è capitato una volta di fermarmi a protestare per una punzione e lasciare che gli avversari ripartissero velocemente e mi fischiano ancora le orecchie: contando che sarà stato circa vent’anni fa, vi lascio immaginare la sfuriata del mio allenatore di allora.

Non voglio dire che la rimonta non sia stata una gran prova di carattere, né che non fosse meritata ma il pareggio di lascia comunque lontanissimi dall’Europa, probabilmente in maniera definitiva.

Il quarto posto dista nove punti, il quinto - occupato proprio dal West Ham - ne dista sette.

Per quasi tutto il secondo tempo abbiamo dimostrato che avremmo potuto vincere a casa del West Ham, se solo non ci fossimo dati le solite martellate sugli alluci: con la determinazione e la concentrazione viste nella seconda frazione avremmo sicuramente evitato di prendere tre gol e di complicarci inutilmente la vita, così anziché rincorrere alla disperata il risultato avremmo potuto far prevalere la nostra qualità offensiva.

Il West Ham, complici i cambi orrendi di Moyes, non è mai riuscito a prendere le contromisure a Alexandre Lacazette e Martin Ødegaard, capaci di trovare spazi tra le linee e combinare in maniera sontuosa e senza quell’assurdo deficit da recuperare avremo portato a casa tre punti d’oro, tre punti che oggi ci vedrebbero a sette punti dalla Champions League e quattro dall’Europa League.

Ecco perché non posso essere contento; ecco perché non posso godermi a dovere una gran rimonta che poche altre squadre avrebbero potuto completare. Il West Ham non è quinto in campionato per caso e ha il secondo maggior numero di punti raccolti in casa (28, primo il City con 38), quindi segnare tre gol all’Olimpico e tornare con un solo punto in tasca crea rammarico più che soddisfazione.

In un altro contesto, con un avversario che si è sudato i propri gol anziché beneficiare di regali e autostrade verso la porta, una rimonta del genere l’avrei considerata in maniera diversa.

Il fondo di questa squadra è ottimo, il gioco è migliorato drasticamente e la mentalità è in crescita ma continuiamo a sporcare le nostre prestazioni con errori banali, scelte inspiegabili e distrazioni di massa che ci costano punti e posizioni in classifica.

Abbiamo il potenziale per sintetizzare l’essenza perfetta ma continuiamo a mettere ingredienti sbagliati in dosi sbagliate, per mera distrazione.

C’è un retrogusto amaro in questo concentrato di Arsenal, che rovina continuamente una sensazione altrimenti fantastica.

@ClockEndItalia

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