12 marzo 2021

“Siamo onesti e chiari con noi stessi, abbiamo regalato tre gol agli avversari, ne hanno segnato solo uno.”
Parole di Mikel Arteta, subito dopo il fischio finale della partita di ieri sera.

Giusto l’altro ieri, alla vigilia della partita, scrivevo di come il senso di vendetta che aleggiava prima della sfida di Atene non dovesse essere indirizzato verso l’Olympiacos ma verso noi stessi e la nostra insostenibile idiozia.

Non mi sbagliavo, purtroppo.

Come contro i Wolves, l’Aston Villa, il Benfica e il Burnley, abbiamo attivato la modalità autodistruzione con una facilità disarmante.

Siamo una Suicide Squad di primissimo livello, che Harley Queen e compagnia levatevi perché come noi non c’è nessuno.

Nello spazio di 45 minuti abbiamo concesso due occasioni da gol incredibili all’Olympiacos, che ancora più incredibilmente non le ha concretizzate: prima Martin Ødegaard ha sbagliato un appoggio elementare, poi David Luiz ha tentennato con il pallone in area di rigore, ritardando il passaggio fino a farsi murare e regalare il pallone nell’area piccola.

Siccome non sembriamo capaci d’imparare dai nostri errori, ad inizio ripresa abbiamo concesso il tris grazie a Dani Ceballos, che ha controllato male un pallone non proprio amichevole di Bernd Leno e permesso a El-Arabi - quello che ci ha purgato l’anno scorso - di ripetersi.

La capacità di questi giocatori di mettersi nei guai da soli è inspiegabile, anche se il fatto che i colpevoli siano spesso gli stessi dovrebbe suonare come un campanello d’allarme per Mikel Arteta: David Luiz, Dani Ceballos e Granit Xhaka sono spesso al centro di scelte discutibili, forse il problema sono loro.

Chissà perché, ogni volta che commettiamo un errore in fase d’impostazione la reazione è la stessa: spazza via! No, il problema non è la costruzione dal basso (non è una moda, non è un vezzo, è ciò che ti permette di creare occasioni da gol…) ma chi la applica e soprattutto come: pur non essendo esente da colpe, Bernd Leno non ha preso rischi eccessivi, purtroppo però  i suoi compagni di squadra non sono stati all’altezza della situazione - ancora una volta.

Dobbiamo assolutamente finirla con questi gesti suicidi in difesa, se vogliamo sperare di fare il salto di qualità; inoltre, dobbiamo smetterla di togliere il piede dall’acceleratore senza motivo e smetterla di frenare il nostro impeto quando arriviamo sulla trequarti.

Dopo un inizio brillante, con due grosse occasioni da gol durante le prime battute, abbiamo iniziato a rallentare il ritmo, esitato troppo a lungo con il pallone tra i piedi (ancora Granit Xhaka, ancora David Luiz…) e reso la vita facile ad un avversario che, fino a quel punto, era completamente in balìa delle nostre avanzate.

Inoltre, abbiamo confermato la cattiva abitudine di perdere cattiveria sulla trequarti: in diverse occasioni, infatti, abbiamo fatto uscire benissimo il pallone dalla nostra metà campo, superato il centrocampo avversario creando superiorità e improvvisamente ci siamo bloccati.

Soprattutto a destra, una volta arrivati nei pressi dell’area di rigore ci siamo messi a scambiarci il pallone nello stretto, senza muoverci e senza puntare l’uomo, fino a quando la difesa dell’Olympiacos non si è ripiegata completamente: perché?

Se non correggiamo questi tre mostruosi difetti, il primo avversario di livello appena accettabile ci sbatterà fuori dall’Europa League senza troppi complimenti - e senza nemmeno faticare.

Basterà lasciarci giocare, aspettare che subentri questo senso di tranquillità e stare a guardare chi commetterà il primo errore.
Tra Benfica e Olympiacos - in attesa della partita di ritorno - abbiamo incassato quattro gol e la metà di questi sono stati causati da errori individuali di una banalità terrificante.

È tempo di sciogliere definitivamente questa Suicide Squad.

@ClockEndItalia

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