01 aprile 2021

Cos’è un capitano?
La questione torna regolarmente a galla, ogni volta che qualcosa va storto.

Nell’immaginario collettivo esiste un capitano perfetto, impeccabile, che trascina i compagni, intimidisce gli avversari, mette soggezione all'arbitro, esalta i propri tifosi e spaventa quelli avversari.

I migliori di tutti non solo mettono paura ai tifosi avversari ma arrivano addirittura a guadagnarsi il loro rispetto.

La questione del capitano è storicamente spinosa in casa Arsenal, fin da quando Patrick Vieira è passato alla Juventus e ha lasciato un vuoto ad oggi mai colmato; oltre al vuoto tecnico e fisico, l’addio del francese è coinciso con una mancanza evidente di carisma e leadership nello spogliatoio.

Dopo di lui abbiamo avuto una sfilza di capitani tutti molto diversi tra loro e tutti diversi da Patrick Vieira, l’ultimo che abbia creato un vero consenso.

Il francese era tecnicamente eccezionale, fisicamente inarrivabile, costante nel rendimento, aggressivo come pochi e quindi perfettamente equipaggiato per vestire la fascia di capitano lasciata vacante da Tony Adams - un altro capitano perfetto.

Dopo di lui abbiamo avuto alcuni leader tecnici, come amava definirli Arsène Wenger, e un paio di leader carismatici (Mikel Arteta, Per Mertesacker) ma nessuno che convincesse appieno nel proprio ruolo di guida. Gli unici ad esserci andati vicini sono stati Thierry Henry e Cesc Fàbregas ma, per motivi diversi, non hanno saputo cementare il proprio posto tra i migliori capitani dell’Arsenal.

Negli ultimi anni le cose sono addirittura peggiorate, con capitani che non scendevano quasi mai in campo o profili del tutto inadeguati al ruolo - a partire da William Gallas fino ad arrivare a Pierre-Emerick Aubameyang, l’ultimo capitano.

Il gabonese è finito nella bufera a causa di alcune prestazioni scialbe e la fascia di capitano ha rappresentato un’aggravante nella valutazione delle sue ultime partite, durante le quali è praticamente sparito dal campo.

Perché quella fascia ha così tanta importanza?

Pierre-Emerick Aubameyang non è cambiato rispetto a due anni fa, è sempre il solito attaccante sfuggente che si vede solo quando calcia a rete, eppure il giudizio nei suoi confronti è diametralmente opposto - tutta colpa di quella fascia al braccio.

Ci si aspetta da lui che trascini, inciti, si faccia sentire ma non c’è giustificazione per tali aspettative: una fascia di capitano non cambia la personalità di un individuo e non regala nessun tipo di super potere.
Il problema, semmai, è perché gli è stata consegnata la fascia, se il profilo non è quello giusto, e di questo Pierre-Emerick Aubameyang non è colpevole.

L’Arsenal degli anni d’oro aveva un capitano e una serie impressionante di leader, ognuno con una personalità diversa e ognuno in grado di motivare i compagni in modo diverso: c’era chi lo faceva grazie all’affidabilità (Gilberto Silva, Ashley Cole, Kolo Touré), chi lo faceva a parole e gesti (Martin Keown, Lauren, Sol Campbell, Jens Lehmann), chi perché semplicemente più forte di tutti gli altri (Thierry Henry, Robert Pirès, José Antonio Reyes) e chi mettendosi al servizio della squadra e tralasciando il proprio ego (Freddie Ljungberg, Edu, Nwankwo Kanu).

Solo Patrick Vieira riusciva ad essere tutto, ma realisticamente giocatori così non se ne trovano tanto spesso e quindi l’Arsenal farebbe bene a lavorare ad un modello di ledership collettiva, in attesa che qualcuno diventi affidabile, carismatico e forte abbastanza da mettersi la fascia al braccio e mettere d’accordo tutti.

Nella rosa attuale non esiste un capitano ideale, quindi all’Arsenal non resta che allevarne uno con pazienza e nel frattempo affidarsi ad una leadership di gruppo, anziché individuale.

Pur con i loro difetti, Pierre-Emerick Aubameyang, Granit Xhaka, Héctor Bellerín, Alexandre Lacazette e David Luiz hanno l’esperienza e almeno una qualità speciale per guidare lo spogliatoio verso momenti di maggiore tranquillità e serenità, dopo di che il vero leader emergerà naturalmente.

Potrebbe essere Kieran Tierney, potrebbe essere William Saliba, potrebbe essere Martin Ødegaard, potrebbe essere Thomas Partey - ancora non lo sappiamo.

Ciò che è certo è che la vecchia guardia ha il dovere di preparare il terreno per la prossima generazione, quella che (speriamo) ridarà lustro ad una fascia di capitano caduta in disgrazia.

@ClockEndItalia

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